5 ottobre 2012

Marina Ivanovna Cvetaeva


Marina Cvetaeva, Il racconto di mia madre & Il fidanzato
traduzione di Esa Marini e Gigi Corsini
revisione e postfazione di Antonio Castronuovo
Via del Vento edizioni, settembre 2012

pag. 36, ISBN 978-88-6226-063-3
Euro 4,00

Portrait of Marina Cvetaeva

Via del Vento edizioni pubblica due prose memoriali di Marina Cvetaeva inedite in Italia

From the commentary by Antonio Castronuovo:
«Nata a Mosca nel 1892, le sue prime raccolte poetiche furono attraversate da una personalità ribelle, anche se, dopo la sua prima pubblicazione nel 1910, durante gli anni dissacratori dell’avanguardia acmeista scrisse ma non pubblicò nulla. Percorreva uno stile solitario, orgogliosamente estraneo a ogni corrente. In piena Rivoluzione stilò versi che esaltavano lo zarismo: il suo principio di vita poetica diventò la negazione. A vent’anni sposò Sergej Efron e nel 1922 i coniugi abbandonarono la Russia vivendo tra Berlino, Praga e Parigi. Fu qui, nei circoli degli emigrati russi fuggiti dal bolscevismo – i sopravvissuti di una società talmente sazia da sembrare disgustosa – che Marina riscoprì lo spirito della Rivoluzione. Visse  circondata dall’ostilità della colonia russa di Parigi e, nel 1939, decise di tornare a Mosca. La sua fu insomma un’esistenza orientata dai grandi avvenimenti storici, come lo fu anche la sua tragica fine. […] Ma si poteva definire vita quella in cui dominava l’indifferenza? Marina non lo tollerava: “Ogni volta che vengo a sapere che un uomo mi ama mi stupisco, che non mi ama mi stupisco, ma più di tutto mi stupisco quando è indifferente nei miei confronti.” E se si era in grado di amare, come non rivolgere questo sentimento al mondo intero? “Io posso amare solo la persona che in una giornata di primavera preferirà a me una betulla.” Concetti maturi, impregnati della necessità dell’amore nella vita, che già risuonano, in nuce, nelle prose autobiografiche».



La scheda nel sito della casa editrice/ A book snippet  by the official site of Via del Vento edizioni

Tutti i titoli «Ocra gialla»/ Full catalogue

Della stessa casa editrice/ also published:

Marina Cvetaeva, Il poeta e altre poesie
a cura di Paolo Galvagni
Via del Vento edizioni, dicembre 2006
pag. 36, ISBN 8887741921
Euro 4,00

Una selezione di poesie di Marina Cvetaeva/ Selected poems of Marina Cvetaeva

Dalla nota al testo di Paolo Galvagni/ From the commentary by Paolo Galvagni:

«Marina Cvetaeva è sempre in movimento: è il respiro accelerato dopo una corsa. Come se raccontasse in fretta, trafelata. È una donna irrequieta, l’esatto contrario dell’altra grande poetessa russa, Anna Achmatova, che parla sempre lentamente, con voce bassa, aristocratica nelle sue pose stanche. La prima un vortice, la seconda la quiete. Due figure agli antipodi. Certamente questa poetessa si contrappone decisamente alla tradizione della lirica amorosa femminile.
Marina è imprevedibile, ci si può aspettare da lei qualunque emozione, eccetto l’indifferenza: essa è estranea alla sua natura passionale, al suo cuore sincero. Non a caso nei suoi versi compare l’immagine della donna-ribelle, e nell’eroina lirica dal carattere irrefrenabile si scorgono i tratti della poetessa.
La poesia della Cvetaeva proviene direttamente dall’animo, è caparbia, incostante e terribilmente viva. È difficile iscriverla nelle maglie della tradizione poetica: sgorga non dai poeti precedenti, ma dai «lastricati moscoviti».



La scheda nel sito della casa editrice/ A book snippet by the official site of Via del Vento edizioni

Tutti i titoli di «Acquamarina»/ full catalogue

Marina Cvetaeva


[Insinuarsi]

Forse la vittoria migliore
sul tempo e sulla gravità è
passare senza lasciare tracce,
passare senza lasciare un’ombra

sulle pareti…
              Forse prendere con
la rinuncia? Cancellarsi dagli specchi?
Così, come Lermontov nel Caucaso,
insinuarsi senza inquietare le rocce.

Forse il migliore diletto
è, col dito di Sebastian Bach,
non sfiorare l’eco dell’organo?
Sfaldarsi, senza lasciare le ceneri

per l’urna…
              Forse prendere con
l’inganno? Farsi cancellare dalle latitudini?
Così, insinuarsi nel tempo come
nell’oceano, senza inquietare le acque…

14 maggio 1923


[La montagna s’affliggeva]

La montagna s’affliggeva (con l’amara
argilla s’affliggono i monti nell’ora del distacco),
la montagna s’affliggeva per la dolcezza
di colombi delle nostre mattine ignote.

La montagna s’affliggeva per la nostra amicizia:
delle labbra l’inconfutabile parentela!
La montagna diceva che per ciascuno
si avvererà – secondo le sue lacrime.

La montagna diceva anche che la vita è
un accampamento, e tutto il secolo bazar sui cuori!
S’affliggeva ancora la montagna: fosse Agar
congedata almeno col figlioletto!

Diceva anche che è un demone
che ci torce, che non c’è intenzione nel gioco.
La montagna parlava, noi eravamo muti.
Lasciavamo alla montagna giudicare.

Da il «Poema della montagna» scritto durante il soggiorno praghese.


[Alla vita]

Non prenderai il mio rossore
intenso – come le piene dei fiumi!
Sei il cacciatore, ma io non cederò,
sei l’inseguimento, ma io sono la fuga.

Non prenderai la mia anima viva!
Così, nel galoppo delle cacce -
si china – e morde
una vena il cavallo
arabo.

25 dicembre 1924

Traduzione di Paolo Galvagni/ Translation by Paolo Galvagni






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