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12 luglio 2012

Robert Walser e Winfried Georg Sebald


Il passeggiatore solitario (in ricordo di Robert Walser)
Le promeneur solitaire. Zur Erinnerung an Robert Walser
W. G. Sebald
Adelphi
2006

                                               

«Inverno solitario –
nel mondo d’un solo colore
il suono del vento»

Basho Matsuo (1644-1694)


Il passeggiatore solitario di W. G. Sebald

Robert Walser, svizzero di Berna, nato nel 1878, è stato un autore schivo, fuori dai canoni e dalle mode, la cui vita può rappresentarsi come una parabola che nel suo ramo discendente ha visto il progressivo venir meno degli affetti e delle motivazioni, se mai si possano così definire, che lo hanno spinto a praticare il mestiere di scrittore.
Un distacco cui lo ha avviato la scrittura stessa e che, essendo egli giunto ormai allo stremo delle energie, lo porterà ad allontanarsi anche da questa. È il congedo annunciato nel Brigante, il «romanzo postumo, scritto per così dire già dall’aldilà», una sorta di ritratto dell’artista al tramonto. E, del resto, proprio il viaggio di tutta la sua vita, la sua Wanderung solitaria e senza meta, lo porta progressivamente a una sorta di dissoluzione del sé, che rende anche la parola sempre più inafferrabile e sfuggente.
Nella sua stessa biografia i dettagli sono completamente sfumati. Difficile tentare una ricostruzione che si spinga oltre la labilità delle notizie, occasionalmente disseminate nei suoi frammenti, accidenti marginali che sembrano affiorare qua e là più per distrazione che per desiderio di rendere partecipe il lettore agli eventi della propria vita. L’intima confessione esce come inavvertitamente dal flusso del racconto ed è raro che si presenti come elemento isolato e con una precisa caratterizzazione biografica.
Vissuto a lungo tra Berlino e Zurigo, ebbe un’esistenza irregolare, fatta di isolamento e condizioni economiche difficili. Sarebbe stato impiegato di una banca, assistente di un ingegnere, cameriere in un castello, militare a puntate, «e sempre e comunque scrittore in camere ammobiliate».
A metà della sua vita, che coincide con il rientro in Svizzera, l’energia viene meno e la scrittura si trascina sempre più faticosamente. L’esaurirsi delle sue risorse mentali non è tuttavia un fenomeno che ha origine soltanto nella sua personalità. Si lega piuttosto all’inaridimento del clima culturale, che dalla metà degli anni Venti guadagna terreno con progressiva rapidità, insidia colta da Walser con straordinaria lungimirante intuizione. Nell’incipiente rivelarsi al mondo del nazionalsocialismo e del costituirsi di una letteratura patriottica e moralistica, sente che la possibilità di scrivere viene meno. «Oggi, più che mai, so come negli ambienti delle persone colte abbondi il filisteismo, intendo il pusillanimeierismo, in senso morale ed estetico» (p. 43).
Walser tra i primi ha capito che la parola si sarebbe trasformata in qualcosa di mercenario e dunque inservibile a un nobile esercizio di sentimenti. Il secessus ex civitate è provocato in lui non dalla consapevolezza che lo slancio emotivo non possa trovare alcuno spazio ma dalla convinzione che è irrimediabilmente morto. Tuttavia non si immolerà romanticamente come il Viandante sul mare di nebbia. Il suo sguardo resta disincantato, e proprio nella sobrietà della sua vita, che rifiuta ogni propensione al possesso, riesce a conservare “l’animo perturbato e commosso” con cui continuare a sentire il mondo.
L’omaggio conciso e toccante reso da W. G. Sebald a Robert Walser, uscito in Italia nel 2006, in occasione del cinquantesimo anniversario della morte dello scrittore svizzero, con la stessa leggerezza discreta e frammentaria propria del suo stile, ripercorre le tappe di una vita trascorsa in punta di piedi dagli esordi letterari all’inarrestabile declino che lo porterà nel 1929 nella clinica di Waldau a Berna, e quattro anni dopo nel ricovero di Herisau.
Questo scrittore viandante che ha percorso da un capo all’altro il suo paese, spesso in lunghe marce notturne, non può dirsi dominato dall’inquietudine né spinto a liberare la mente. Da una parte si potrebbe pensare che volesse raggiungere attraverso questa strada la riconciliazione con la vita, dall’altra che fosse il miglior esercizio per la conquista di quella leggerezza che con tanta ostinazione praticava nella scrittura.
Il volo notturno in mongolfiera da Bitterfeld alle spiagge del Baltico, compiuto da Walser durante gli anni berlinesi, che chiude il saggio di Sebald, è senz’altro la realizzazione più completa di queste due intime volontà: «Tre persone, il capitano, un signore e una ragazzina salgono nella navicella, i cavi che la trattenevano vengono sciolti e quella strana casa se ne vola verso l’alto, lenta, come se le venisse in mente ancora qualcosa … La bella notte di luna sembra accogliere fra le sue braccia invisibili il meraviglioso pallone. Tacito e lieve, il corpo tondeggiante vola via … e … quasi non ci si accorge che viene spinto verso nord da venti leggeri».

Links:


Il passeggiatore solitario - sololibri.net

La passeggiata - Robert Walser - sololibri.net

Appunti sulla teoria della distruzione - Claudia Ciardi per Helios Mag. 2010



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