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8 settembre 2016

Un improvvido raggiro



Book of Hours. Detail. Netherlands 14th cent. Ms Codex 738. Penn Lib.


La rapidità con cui in Italia vengono istruiti processi alle streghe lascia di stucco. E la giovane sindaca di Roma in polemica con le eminenze capitoline difficilmente avrebbe potuto salvarsi. Quella che si è abbattuta sul Campidoglio nelle ultime ore somiglia sempre più a una bufera in un bicchier d’acqua. Purtroppo la mezza brutta figura resta, anche a causa di una linea non sufficientemente discussa all’interno del Movimento. Io credo che questa donna non manchi affatto di carattere, solo che risulta compressa da molti fattori interni al proprio schieramento di appartenenza ed esterni, perché le questioni cui bisogna far fronte peggiorano ogni giorno e chi vi si addentra va senza equipaggiamento né protezioni in un campo minato. E una tale vicenda a me sembra non solo ben rappresentare le difficoltà che hanno le italiane più giovani, oggi, a imporsi e contribuire a un progetto con le proprie idee – non ne è garanzia a quanto pare neppure una carica politica di alto livello – ma riflette ancor più lo stallo generazionale del paese, cioè della cittadinanza più giovane, tutta, che percepisce su di sé le conseguenze di un simile immobilismo e non trova risposte alle sue necessità.   
Detto ciò, stonano non poco certi paginoni d’apertura televisivi e non che vanno avanti a colpi di dichiarazioni e controdichiarazioni. Mi infastidisce ancor più l’impronta riduttiva con cui i fatti vengono analizzati, una tendenza che non riguarda solo le baruffe di partito. Su un versante c’è il sensazionalismo antropofago che si autoalimenta e sull’altro, dicasi profondità di analisi, il nulla o giù di lì. Ma puntualmente ognuno confessa di voler fare chiarezza, cosa impossibile a caldo, nel rincorrersi delle voci da un corridoio all’altro. Bisogna darsi un minimo di tempo; diamo tempo a chi è investito dal presunto scandalo di capire e rimediare, se come pare, si tratta di cose rimediabili.
Cinque milioni di persone che ogni mattina si alzano, avviandosi alle loro attività: benvenuti nella metropoli. Sradicare il malaffare, si capisce, richiederà molte energie; risolvere disservizi e corruttele di un ambiente così complesso non sarà certo il risultato di una giunta.
Per questo non rido delle difficoltà in casa d’altri. Se in un luogo tentacolare e ingestibile, a detta degli stessi romani, dove i problemi sono diventati disastri “il periodo in prova” di un’amministrazione fuori dagli schemi si traduce in un’ennesima battuta d’arresto, mi preoccupo non poco. Non solo per le sorti di Roma ma anche per il resto del paese. Chi si illude di intercettare l’eventuale diaspora di voti cinque stelle – tutta da vedere – in una specie di reflusso ex contrario, appunto si illude. Semmai resterà solo una scappatoia a esprimere la disaffezione per la politica di ogni colore, già peraltro ampiamente sperimentata nelle più recenti tornate elettorali, l’astensionismo.
Non rido del luogo comune scodellato da mesi, “se questi sono incapaci a livello locale, figuriamoci in cabina di regia” – per non parlare di una fastidiosissima contrapposizione tra locale e nazionale imperante nelle letture politiche degli ultimi mesi. Una sconfitta locale non avrebbe a che vedere con le dinamiche nazionali. Che strano, evidentemente i cittadini-elettori in quell’attimo si imbattono nel ponte Einstein-Rosenberg e compiono un salto di dimensione, votano e al contempo vanno altrove. La stessa signora Merkel sembra caduta in trappola, qualche giorno fa. Salto dimensionale anche per lei. Il Meclemburgo all’estrema destra? Roba locale. Eh sì, ma a forza di localismi si fa un bel brodo nazionalista.
Insomma mi preoccuperei più dell’estremismo che soffia da tutte le parti, portato in gloria inevitabilmente dalla stagnazione economica, cercherei di dare spazio ai problemi che zavorrano le banche, proverei ad analizzare meglio i dati sulla crescita zero in Italia e quelli assai deludenti relativi al manifatturiero tedesco – ancora locomotiva d’Europa? E in caso vogliamo vedere che tipo di carburate c’è in questa locomotiva? – tutto farei, anziché elucubrare sugli addentellati di un assessore con un noto studio legale. O sulle presunte ombre della destra romana intorno alla giunta Raggi.
Vorrei ricordare che Tsipras in Grecia ha scelto di governare insieme ai greci indipendenti di Kammenos, politico anti euro con inclinazioni fasciste. Lecita indignazione degli eredi della resistenza greca, ripeto lecita e comprensibilissima. Dopodiché esiste l’opportunità politica e la buonafede di Tsipras, secondo me mai scalfita, neppure dalla notte degli accordi con il Gotha Ue né dall’inizio del percorso di riforme “come Bruxelles vuole”. L’alleanza con To Potami, suggerita in maniera poco elegante, per usare un eufemismo, da Schulz avrebbe creato continui strappi interni alla coalizione, mentre il leader di Syriza necessitava di creare un fronte allineato su posizioni anti austerity, augurandosi un po’ più di solidarietà tra i popoli europei, di fatto mai venuta. Aggiungo anche che trovo ben grave usare i nomi della resistenza e i nomi di grandi statisti del passato per far passare delle strategie di partito contrarie all’interesse e al bene collettivo. In quest’ottica mi scandalizza molto meno l’alleanza con personalità ritenute ideologicamente scomode ma che mostrano convinzione e coerenza sul piano delle istanze di cui si fanno promotrici. E magari, nei confronti della Grecia, vediamo di essere un pochino meno smemorati, parliamo delle conseguenze sociali di un cammino tortuoso, e di fatto inconcludente, imposto dall’esterno per rimettere i conti in ordine, invece di ripescarla dal cilindro solo quando si tratta di spread e rampogne sul debito.
Ritengo che quando uno schieramento incontra degli ostacoli e avvia una discussione interna ciò non sia sintomo di debolezza e corruzione ma, al contrario, di rifiuto di quelle logiche messe in circolo da una galassia del potere abituato a forzature, a oliare il meccanismo per vie traverse, al “lo sappiamo noi cosa sia meglio per voi”. Da qui si arriva alla crescente insofferenza mostrata da non pochi onorevoli della repubblica per lesercizio della democrazia diretta, principalmente del diritto di voto. Non mi spiego in maniera diversa tanta euforia; pare che l’idea dell’astensionismo che cresce sia il premio di consolazione cui si aggrappa certa vecchia politica. Troppi ormai sono gli anni trascorsi fra governi d’emergenza, governi di scopo, governi tecnici. Postulando che tutto fosse andato per il meglio sempre si sarebbe dovuto tener conto di un’opinione pubblica quantomeno irritata da questo modo di procedere. Preferisco avere a che fare con soggetti che mostrano qualche incertezza e vanno incontro a degli intoppi, prima di quanti si muovono nei palazzi con una disinvoltura che talora scopre ben altre sponde. Insomma, stando alle circostanze, come raggiro questo dei Cinque stelle sembrerebbe piuttosto improvvido.       
Si capisce infine che coloro che hanno posizioni consolidate nel paese, per la maggior parte le generazioni più avanti negli anni e solo una parte infinitesima di giovani spinti a vario titolo su effimere corsie preferenziali, non voglia mettere in discussione quasi nulla. In virtù del posto che occupano o hanno occupato non possono che essere conservatori. Anche in tanta intellighenzia, che pure rispetto, sento insinuarsi troppo spesso un pensiero secondo me altrettanto pericoloso. Meglio andar così, meglio il meno peggio perché il resto non si sa. Il che mi pare un modo piuttosto insoddisfacente di affrontare le cose, un ragionare a braccetto con una riserva mentale oscillante tra beata indifferenza che si crede illuminata e bieco egoismo. Mentre quel che le persone si aspettano ora è vedersi coinvolte e avere la percezione che si fanno passi concreti verso di loro.     

(Di Claudia Ciardi)


Manuscript miniature (France), XIII Century 

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