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5 marzo 2017

Tzvetan Todorov - La letteratura in pericolo





Studioso di letteratura, linguaggi, storia e assetti sociali, originario di Sofia, dov’è nato nel ’39, Tzvetan Todorov si può forse definire tra i pensatori più brillanti dell’età contemporanea, voce critica delle attuali derive risvegliate nelle nostre democrazie dai rovesci economici e in particolare dai profondi cambiamenti in atto nel mercato del lavoro, se vogliamo la principale causa e controparte dei problemi da cui siamo investiti. Qualsiasi analisi dei perturbamenti politici degli ultimi anni non può prescindere dal divario sociale che trova una base sempre più ampia, non solo in Europa ma ancor più diffusamente fuori da questa. Qui, gli squilibri regionali ereditati dal colonialismo, esasperati dalla desertificazione prodotta dal modello globale, includendo guerre per procura e ogni genere di conflittualità antica e recente, nel quadro di un incremento demografico che non conosce battute d’arresto, non allenterà certo la pressione migratoria verso il continente, anzi per i prossimi anni si calcola verosimilmente un aumento dei flussi.  
Le nostre società sono dunque destinate al mutamento sotto diversi aspetti e se la classe politica non si dimostra all’altezza di saper intercettare e risolvere le criticità che tali fenomeni sollevano, saranno inevitabili situazioni di graduale chiusura verso l’esterno, con conseguente involuzione democratica, incertezza e definitivo impoverimento materiale. Nei suoi scritti Todorov ci invita a considerare i cambiamenti in un’ottica costruttiva. Se, a livello psicologico, la paura per ciò che abbiamo di fronte è giustificabile, può diventare un aspetto invalidante nella ricerca di soluzioni e inficiare la lucidità con cui tali esiti andrebbero conseguiti. Incoraggiare le crisi, dice Todorov, col pretesto che possano veicolare forme diverse di creatività e produrre rovesciamenti in grado di inaugurare nuovi cicli storici, è pericoloso. Le fratture rischiano di compromettere a lungo quel che in realtà si sarebbe voluto rafforzare o mettere in discussione.
Francese di adozione, dopo un lungo impegno nell’ambito della ricerca umanistica, Todorov è scomparso all’inizio di febbraio di quest’anno. Con lui se ne va una voce importante in una fase assai delicata del dibattito intellettuale e politico non solo in Francia ma in tutta Europa. In maniera un po’ paradossale, in un mondo diviso e sull’orlo della catastrofe, ai tempi della sua formazione era infatti ancora possibile divenire quel che si aveva in mente, senza rispettare schemi o fare aperta professione di fede verso i riti del potere, grazie alla presenza di fondi svincolati da eccessi burocratici o nevrosi governative. Non che l’avventura di Todorov a Parigi sia stata semplice, specie nei primi tempi, ma ad ogni modo gli sono stati offerti sbocchi e, soprattutto, è stato ascoltato e valorizzato per quelle erano le sue attitudini. Nelle sue pagine autobiografiche ci tiene a rimarcare quest’aspetto, perché oggi con fin troppa facilità lo trascuriamo, non accorgendoci che è invece uno dei primi produttori di idiosincrasie e altre incomprensioni sul terreno degli studi, oltre che della didattica. E proprio da qui prende le mosse il suo folgorante saggio in difesa della letteratura. Da campo d’elezione per osservare il mondo e coglierlo nei suoi aspetti più profondi, la materia letteraria dal Novecento in poi si è ridotta a elemento statico su cui verificare la validità di un metodo d’analisi anziché di un altro. Al punto che i mezzi della critica, le impalcature per così dire che vengono innalzate intorno alla parola letteraria in quanto funzionali a interpretarla, finiscono per diventare prevalenti sul senso vero e proprio; più che scoprire la bellezza, la genuinità della creazione, insomma, nascondono. Todorov vuole mettere in guardia da una simile visione meccanicista dell’opera letteraria e non si fa problemi a dichiarare che il formalismo nella scrittura come nell’insegnamento ha il vizio di frammentare, destrutturando l’insieme, quel tutto inscindibile che conserva la sacra scintilla dell’arte, e che è qualcosa di non esattamente spiegabile ma che attiene alla sensibilità di ognuno.
A quanto pare, nel mare agitato del contemporaneo tra crisi di valori e naufragi politici, l’inautenticità che governa il nostro rapporto con le fonti del sapere e le sue manifestazioni artistiche incide non poco. Qualcuno parla non a caso di un’implosione già in atto delle professioni legate alla cultura. Se da una parte le occupazioni che vengono definite creative sono destinate ad aumentare, è pur vero che si va configurando una fase transitoria piuttosto incerta, fin dall’immediato rivelatrice di non poche difficoltà sul reclutamento concreto dei singoli. Forse la rilettura di queste pagine di Todorov aiuta a indagare sulle cause che ci hanno portato a imboccare un simile vicolo cieco, con la prospettiva di riprendere un dialogo con la realtà, disertata a favore di un’inservibile astrazione. 


(Di Claudia Ciardi)


Edizione consigliata:

Tzvetan Todorov, La letteratura in pericolo,
traduzione di Emanuele Lana,
Garzanti, 2015 

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