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4 maggio 2020

Sassifraga


La sassifraga cresce lungo i fossi ed è ricoperta da peli vischiosi. Vi sono specie che vengono adoperate come erbe medicinali, è il caso della Saxifraga tridactylites L., pianta annuale con fiori bianchi che si sviluppa sui vecchi muri e nei terreni sabbiosi, o della Bergenia cordifolia Haworth, detta sassifraga siberiana, reperibile allo stato spontaneo sulle nostre Alpi e coltivata come pianta ornamentale per i giardini. Quest’ultima è una piccola pianta perenne, con fiori rosa; l’infuso preparato con le grandi foglie è antidiarroico e viene chiamato tè dei Mongoli. Sostituisce l’edera nelle medicazioni antisettiche.

La Sassifraga dell’Argentera è stata recentemente nominata pianta simbolo del Piemonte. Un tempo vi era l’usanza di offrirla in omaggio alle regine di casa Savoia. Cresce su pareti rocciose verticali inaccessibili ed è oggi una specie a rischio estinzione – protetta dalla legge regionale n. 32 del 1982. Oltre alla sua bellezza quasi geometrica, le caratteristiche della pianta sembrano rispecchiare la tenacia e la risolutezza delle genti piemontesi.  
Così ce la descrive il professor Lorenzo Peruzzi dell’Orto botanico di Pisa, ideatore insieme a Fabio Garbari, presidente della SBI (Società botanica italiana), del concorso che ha eletto venti piante simbolo per ciascuna delle nostre regioni. L’iniziativa ha inteso sensibilizzare partecipanti e appassionati sulla necessità di conoscere e valorizzare l’immenso patrimonio della flora spontanea italiana, considerando che in Italia si contano 8195 specie e sottospecie native. Salvaguardare la biodiversità vegetale è una della tante battaglie necessarie se vogliamo preservare l’ambiente.

Etimologia:  Dal lat. saxifrăga (herba), dall’agg. saxifrăgus ‘che rompe i sassi’, comp. di saxum ‘sasso’ e del tema di frangĕre ‘rompere’, in quanto si attribuiva a questa pianta la proprietà di frantumare i calcoli renali  •sec. XIV
Nomi comuni della Sassifraga: Sassifraga bianca, Sassifragia, Spezzapètri
Nome scientifico: Saxifraga granulata L.
Botanici che l’hanno classificata e studiata: Linneo e Adrian Hardy Haworth
Parti utilizzate della Sassifraga: radice, fiori, foglie fresche
Elementi estratti dalla pianta: vitamina C
Altre piante nella famiglia delle Sassifragacee: Ribes rosso, Uva spina

A proposito di erbe e oli essenziali. In Italia si realizzano diversi prodotti di alta qualità. Segnalo due oli balsamici senza oli minerali né coloranti. Quello di Bottega Verde, a maggiore densità, realizzato dalla distillazione di 99 erbe alpine, e l’altro di Naturetica, con 31 essenze. Non sanificano – termine che in queste settimane abbiamo purtroppo imparato a frequentare (vaporizzare essenze non equivale a una sanificazione) – ma igienizzano e migliorano in modo naturale la qualità dell’aria nell’ambiente in cui soggiorniamo. Sono ottimi per dare immediato sollievo alle vie respiratorie e per trattamenti tonificanti, ad esempio se aggiunti all’acqua calda del bagno.  


Con le parole di Mario Rigoni Stern, dalla raccolta Amore di confine, quarantaquattro racconti. Nel racconto Il vino della vita narra di un libraio trentino dal quale comprò diverse edizioni tascabili che portò con sé nello zaino durante la spedizione in Russia. In questo passo vi è l’omaggio a Cima Portule, una delle montagne preferite dallo scrittore.


 
Citato in Sergio Frigo, I luoghi di Mario Rigoni Stern, Mazzanti Libri, 2015, pp. 75-76





* Di Claudia Ciardi per la rubrica «Arboreto salvatico»

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