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13 aprile 2013

Il cielo sopra Pistoia


Il cielo sopra PistoiaDer Himmel über Pistoia

Pistoia in parole. Passeggiate con gli scrittori in città e dintorni
Collana “Città firmate” a cura di Alba Andreini
introduzione Roberto Carifi,
edizioni ETS, Pisa, 2012
Euro 24,00
Scheda/ card


«Ma al cuore della città mi riporta il Globo, suo centro. Il Globo, oltre che un bar, è il centro della città. Da lì si partiva per le nostre imprese, mare e monti, e nelle nostre imprese qualcuno finiva con l’innamorarsi. Pistoia è una città perlopiù di strade strette, una città rocciosa, come affermava Bigongiari, a ridosso – appunto – delle montagne, e quando c’è il sole s’illumina tutta e il cielo terso pare dipinto in un acquerello».

[…]

«Pistoia è da benedire perché benedico tutto, e la città che mi ha dato i natali va benedetta in particolare perché mi dà modo di vivere la vita. Ciascuno dovrebbe fare così, dovrebbe cantare la città qualunque sia la vita che gli è riservata. Ognuno è promesso alla morte, ma prima viene la vita e la nascita. Per questo le città vanno benedette, anche Pistoia che ogni tanto si incupisce, si chiude in se stessa per poi fiorire di nuovo. Perché Pistoia diventa grigia, specialmente in inverno, si inasprisce e lungo i muri perde ogni colore, diventa quasi nera come un quadro di Schiele. Poi, all’improvviso, si colora come d’autunno, con quelle foglie rossastre, e allora la devi benedire».

[…]

«…godo nel vedere i colori della vita, che poi sono i colori della mia città, i cieli color cobalto, i monumenti anneriti, le stradine che sono belle d’estate e d’inverno».

Roberto Carifi, Luoghi e figure dell’anima

***

«Le parole della poesia sono come le pietre incastonate tra un portone e l’altro di via del Vento, nel freddo della perenne lotta con le origini, con il tempo, e sono le parole che restano sempre vive, a volte stanche, a volte vecchissime ma vive come lo sono le cose che esse nominano. Parole che danno la vita anche se parlano della morte, perché vita e morte hanno qualcosa di sacro quando entrano nelle parole, quando appartengono alla poesia. Bigongiari era come queste pietre incastonate, anche lui era in cerca delle origini, ma lo era perché sapeva che nominare era un po’ come creare, come dare vita alle cose, a tutte le cose, quelle vive e quelle morte».

Da Favola e altre poesie, Via del Vento edizioni, 2007
Postfazione
di Roberto Carifi


To the catalogue: Piero Bigongiari,  Favola - Via del Vento edizioni 

Piero Bigongiari

L’epigrafe scelta per guidare il lettore è più che programmatica: «La memoria non è mai futile» (Gianfranco Contini). A questa “passeggiata pistoiese” non poteva che introdurci Roberto Carifi, il quale nelle prime righe del suo intervento richiama la figura del maestro, il poeta Piero Bigongiari, voce altissima, protagonista di un’infanzia ‘epica’ a Pistoia, nume tutelare delle «pietre incastonate tra i portoni» nelle vie della città, cantore della piazza d’Armi, mondo fatato di popolani girovaghi racchiuso nel carro del circo Gleigh. 
Cosa sia per me questa città profumata di castagni, col sole che investe le sue case, le lunghe ombre bagnate in un’ocra arrossata, riverbero dei monti, cosa siano i suoi tetti, i vecchi comignoli somiglianti a sentinelle barbute, gli sguardi antichi e assorti delle Madonne votive agli angoli delle strade, e le notti, le notti specialmente piovigginose e solitarie, che s’insinuano scalze nei vicoli deserti. La Fortezza sollevata in trionfo dall’estate, coi suoi alberi che sfumano nella caligine, liquidi e sacri, come in un quadro di Corot; le stradine attorno a S. Paolo e al Viale Arcadia che non amano la curiosità del visitatore e solo timidamente incrociano la storia. Cosa sia la chiesa di S. Pier Maggiore, morbida e sognante come un tempio nepalese, e tutta la via S. Pietro, chinata come un dio a ricevere la luce più bella di Pistoia, e i monti, tutti i suoi monti azzurri e selvatici che le baciano i fianchi, schiariscono l’aria e la raggelano come acqua in una fonte.
Non so né oserei dirlo, so soltanto che questa città mi abita come un ricordo che trascende il tempo, riavvicinandomi ai primi alfabeti dell’infanzia, e nei suoi vicoli ritrovo certe creature che forse già mi sono appartenute altrove ma forse qui più autentiche e vive. Per questo, sì, anch’io benedico Pistoia e le voci che me l’hanno fatta amare.
(di Claudia Ciardi)


Gianna Manzini – Cielo di Pistoia

«Una volta arrivò un equilibrista famoso. Teso un filo fra i tetti di due palazzi in una piazza, offrì, di notte, uno spettacolo raro: con una lentezza tragica, passava sospeso nel cielo: e fu lunghissima quella traversata contenuta nella stessa pausa di respiro in tutti gli spettatori.
Il viso della mia città si svelò in quel silenzio trepidante.
L’aria cresputa dell’Appennino e il verde imminente la rendono ilare e ansiosa. Se s’alza una bandiera su una torre o un coro di voci in una strada, essa con tutte le sue chiese i suoi palazzi la sua storia si solleva, come certe donne innamorate quando sospirano. Ma guai se una cortina di pioggia la separa dai monti che la esaltano: allora tocca terra davvero; si sconforta, si schiaccia; e vive giorni e giorni di penitenza.
Palazzi quasi tutti a due o tre piani: eppure sembran alti: oltre che per la nobiltà che li rende incuranti del traffico cotidiano, per le finestre che bramano i monti: e dove un vicolo costringerebbe le case a un cupo visavì, i terrazzi allacciano ponti fra una facciata e l’altra, inventano passaggi confidenziali da salotto a salotto, rallegrati dal tenero lasciarsi andare dei tralci di geranio: per cui è facile dimenticarsi della vita incassata, rigagnolo d’ombra, e vivere a mezz’aria, dove si allargano le voci dei venditori ambulanti».



To the catalogue: Gianna Manzini, Cielo di Pistoia - Via del Vento edizioni

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