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2 novembre 2017

Else Jerusalem - Liberazione




Else Kotányi (1876 - 1943), conosciuta come Jerusalem, nasce a Vienna da una famiglia della borghesia ebraica. Il padre è uno stimato commerciante di vini. Decisa a seguire la propria vocazione letteraria, la giovane Else frequenta l’università, nonostante sia vietato alle donne iscriversi e sostenere gli esami. Diviene attivista, fra le prime, per la difesa dei diritti femminili e si occupa di rappresentare gli emarginati, sia nelle sue prove di scrittura sia come membro di associazioni e leghe impegnate a migliorarne la condizione.
Lo scintillante regno austroungarico, alla fine dei suoi fasti, ha i nervi scoperti e fa fatica a guardarsi allo specchio per riconoscere le proprie contraddizioni. La Jerusalem, voce dissonante della Finis Austriae, si aggira tra queste ombre, un po’ fotografandole un po’ esorcizzandole, puntando il dito anche contro i suoi stessi colleghi, immersi nel frastagliato arcipelago della cosiddetta Jung-Wien.
Paghi dei loro circoli culturali e di comode frequentazioni negli ultimi caffè dell’impero, ragionavano di ribellioni fittizie, una protesta silenziosa e un’opposizione azzimata la loro, molto formale e ben attenta a non intaccare gli equilibri su cui si reggeva il sistema di potere, del quale essi stessi erano parte attiva. Figura marginale e sui generis, Else Jerusalem scrive il suo capolavoro, un romanzo fiume sulla decadenza politica e sociale viennese, ambientandolo in una casa di piacere. Successo, grande eco in tutta Europa, ma anche pesanti polemiche. Ingegno ribelle, donna di grande personalità, per nulla incline ai compromessi, ha saputo guadagnarsi l’amicizia di personaggi illustri della propria epoca, tra cui Albert Einstein.
Caso singolarissimo e affascinante di letterata-antropologa, le edizioni Via del Vento pubblicano per la prima volta in Italia un volume dedicato ai suoi scritti.


Else Jerusalem, Liberazione e altre prose inedite,
Via del Vento edizioni, 2016


From the book:

«Il monastero, che solo in via eccezionale dava ricovero a estranei, sorgeva sul confine tra Tirolo e Italia, in mezzo alla ripida sella del Monte Cristallo, che da lì, scendendo in una selvaggia pietraia si getta sul versante tirolese.
«Apra di più la finestra, vorrei vedere il sole».
«Guardi… splende proprio sul suo letto, signore».
«E tutto è così freddo e scuro, sorella. Temo che la mia anima giaccia ormai nella tomba».
Lei scosse la testa: «Quanto prima se ne tornerà a Roma e dimenticherà tutto» disse con voce triste.
«Sente come canta il tordo di Beppo, il pastore? Credo dica qualcosa per lei… somiglia a un canto di viaggio».»


Recensioni:


La recensione del blog «Dissensi e discordanze» a firma di Francesco Cappellani, 27 ottobre 2017













  
 Su «Libero» del 7 marzo 2017, a firma di Mario Berardi Guardi




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