Visualizzazione post con etichetta Giappone. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta Giappone. Mostra tutti i post

22 novembre 2022

Shigeru Mizuki - Guida agli Yokai



Basta vederlo in foto, con le sue espressioni comiche e scanzonate, per sentirsi subito vicini alla sua bella e ricca personalità. Shigeru Mizuki (1922-2015) è stato uno dei maggiori mankaga, artista disegnatore di fumetti – ma è una definizione ben riduttiva – nonché membro della società di antropologia culturale giapponese. Personaggio assai noto in patria (e all’estero per le tante edizioni tradotte dei suoi lavori), la sua vita è stata oggetto di una fiction e nella città che gli ha dato i natali, Sakaiminato, oltre a una via che ospita un’esposizione permanente di statue in bronzo riproducenti i suoi personaggi, si è anche istituito in suo nome un centro studi internazionale.
Dal grande alveo dell’ukiyo-e, tra i tanti rivoli che hanno tenuto a battesimo i moderni filoni dell’arte nipponica dell’incisione, si annoverano maestri raffinatissimi che proprio nella graphic novel hanno trovato un terreno elettivo per la loro creatività. Anzi, hanno fatto del libro a fumetti un genere a se stante, del tutto peculiare, un genere aperto e mutevole che spazia dal racconto illustrato all’illustrazione pura; quando ero liceale, periodo di iniziazione a queste letture, mi capitò un manga sulle quattro stagioni “fotografate” a Tokyo – una narrazione intensa e minimalista di sole tavole dedicate a botteghe, cortili, angoli di città risparmiati dalla frenesia – le uniche parole erano per l’appunto i nomi delle stagioni. Mi viene poi da citare la Divina Commedia di Go Nagai come esemplare di un altro versante glorioso e mirifico che si volge ai capolavori occidentali innestandovi spunti narrativi propri.
Nel caso di quest’opera di Shigeru Mizuki ci troviamo di fronte a un volumetto enciclopedico, una vasta e scrupolosa guida mitologica all’universo demonico giapponese, una guida visuale tra le più originali ed esaustive, a detta degli esperti in materia. E davvero, sfogliandola, non si può che restare affascinati dalla quantità di creature che ci sfilano sotto gli occhi: fantasmi, animali spettrali, apparizioni in forme diverse, bizzarre, terrificanti, innocue o incorniciate da una malinconica poesia. Sono per lo più personaggi legati a contesti rurali e di montagna; e lo si può comprendere facilmente: la nebbia alle pendici dei monti dà luogo a strane fantasie
, sembra una presenza viva. Streghe montanare, che ricordano talora le masche piemontesi, megere dispettose, esseri che si manifestano di notte, tra le sepolture, in parata insieme ad altri demoni (come per Halloween), e creature dalle fogge estravaganti, in cui si ravvisano apparentamenti con i mostri del mondo greco come non cogliere affinità con la Gorgone nella Amanozako, Yokai assurto alla dignità letteraria nel teatro Edo. Per me che ho scritto una tesi sulle Erinni e che su questi immaginari ho meditato nei pressi della Muda dantesca, dove non causalmente ritengo stessero i libri su certi argomenti – predestinazione dei luoghi! –  è un piacere che si rinnova percorrere simili narrative.  
Nel presente lavoro di Mizuki affiorano qua e là tracce di altre importanti opere di compilazione, a testimonianza che quello che sembra un testo divertente, figlio di un’arte considerata leggera, di intrattenimento, ha in sé tutta la meticolosità dell’esercizio filologico, l
attenzione per le teorie del folclore, la dedizione per lo studio di un patrimonio culturale denso e stratificato. Qui fa capolino per esempio il Supplemento ai cento demoni del presente e del passato di Sekien Toriyama che forse ha ispirato anche i Cento racconti di fantasmi di Hokusai. Dunque in un contenitore versatile vocato a rivisitare tradizioni locali o estranee attraverso formule e sguardi irrituali, si scorge una matrice nei propri padri classici tuttaltro che sfuocata, che attinge anzi con precisione ai “modelli alti” della trattatistica e manualistica più antica.
Un tascabile – poco più spesso di un tascabile – da leggere in treno, in bus o metro. Pagine che sembrano perfette anche per intrattenere i bambini, depositarie come sono di ogni immaginazione. Quest’anno ricorre il centenario della nascita dell’illustratore e ci fa piacere contribuire al suo omaggio ricordandolo in una galleria di contenuti e disegni così variegata e coinvolgente.

(Di Claudia Ciardi) 

 

* In copertina: Chokeshin - La metamorfosi della farfalla [Yokai con sembianze di animali]

 

Edizione consultata:

Shigeru Mizuki, Guida agli Yokai giapponesi, Kappalab, 2022

 

 

 

 

 


 






Hokusai, Il fantasma di Oiwa [Oiwasan], 1831

xilografia policroma

Scheda e illustrazione tratte da Hokusai, presentazione di Théodore Duret, Skira [collana Skira Masters], 2016


24 gennaio 2021

Fedeltà delle piante in poesia


Miracolo zen di una raccolta poetica nata nelle silenti rugosità della Sardegna. L’isola, il ventre immaginifico, la madre ancestrale eletta da Roberto Concu, nuorese classe 1965, a centro di gravità permanente della sua ricerca in versi.  Lode alla natura trasfusa in poesia, la paziente quotidiana osservazione delle cose semplici come strada maestra del vivere e base alla propria crescita sentimentale. Perché la via del tao e lo zen insegnano la sincronia, il lento fluire di sé nel mondo, la capacità di armonizzare corpo e respiro con tutto quello che ci sta intorno. «Nel mio percorso di vita ho incontrato prima la meditazione trascendentale poi lo zen. Non ho avuto bisogno di andare in Giappone per scoprire questa via di ricerca interiore perché il silenzio è talmente affine alla terra in cui vivo, alle mie esperienze e al mio modo di essere. Non dico del silenzio quale assenza di rumore, al contrario. La via dello zen riporta mani e piedi, mente e cuore dentro la realtà di ogni giorno per cercare di viverla pienamente per ciò che è. Non a caso in esergo a questa raccolta di poesie ho riportato i versi di Dogen Zenji, uno dei maestri zen più rilevanti anche per la cultura nipponica. Lo zen aiuta a togliere gli orpelli, ciò che aggiungiamo alla realtà per vedere le cose così come sono. Un ritorno all’essenzialità proprio come la poesia. Infatti, molti maestri zen hanno scelto la poesia come forma espressiva». Con queste parole il poeta si rivela al lettore, quasi a voler prendere su di sé l’eredità di un antico, un filosofo presocratico, l’autore di un Περί Φύσεως che affinando il proprio pensiero davanti ai fenomeni naturali cerca di abbracciare il sacro e la terra. 
L’opera a cui Rita Bompadre ci introduce ha come tema elettivo il ciclo vitale del gelso (nome botanico “morus”), pianta che dopo aver conosciuto secoli addietro momenti trionfali nella propria coltivazione in virtù dell’allevamento del baco da seta, pare oggi decaduta senza rimedio, relegata tra i cosiddetti “frutti minori.” Concu tende alle ombre e alle voci dei suoi rami, al moto delle foglie, all’irradiarsi della luce sulle nervature della corteccia, e attraverso il canto di queste presenze fuggevoli annoda le sue delicate trame georgiche.


(Di Claudia Ciardi)



 
Fedeltà del gelso di Roberto Concu (AnimaMundi Edizioni, 2020) è una raccolta poetica gentile, una risposta saggia alla vita, nella costante corrispondenza alla fiducia e all’origine delle parole, il bagaglio sentimentale trasportato dalle stagioni e da ogni benevola esperienza. I versi ricompongono nello spazio metafisico i richiami profondi ed istintivi della terra, nella fantastica distrazione che è l’eredità di un incanto e il premuroso legame con la realtà, l’eterna sospensione che dilata la nobile consistenza del tempo ed occupa l’educata e naturale familiarità ai luoghi e alle persone, con l’immediatezza dei sentimenti e la spontanea armonia con la natura. Il poeta intrattiene miracolose sensazioni, assolute ed improvvise circostanze poetiche che ispirano la trasposizione simbolica del gelso, osservato in tutti i suoi mutamenti e trasferisce le similitudini originarie arricchendo significati alla vita. Roberto Concu si descrive fedelmente nell’accoglienza riservata ai suoi versi, teneri, candidi e immaginifici, dove gli accadimenti umani si identificano con la sorprendente e determinante urgenza della vita, nell’impeto entusiastico di creare un componimento poetico dell’anima che trae la sua forza dalle suggestioni dei pensieri e delle immagini. Il libro intreccia l’autentica manifestazione della verità poetica, il sentimento delle cose, il senso di stupore e meraviglia nei toni semplici e rapidi dello spirito libero, un intimismo espressivo e crepuscolare, l’attimo presente oltre le stagioni che aprono l’anno naturale, i luoghi del cuore esposti allo scorrere inesorabile del tempo, in una cortina di ombre e luce, di gioia e di tristezza. Una letteraria e nostalgica bellezza degli spazi, il compimento di un’alleanza emotiva, il valore estetico dell’illuminazione che non consuma e non inganna la memoria di ogni vissuto. L’autore assapora la grazia degli incantesimi e la naturale abitudine della realtà quotidiana,  rifugiandosi negli interni del silenzio, ritrovando la confidenza diffusa delle atmosfere e dedicando il tempo ai sogni, proteggendoli e coltivandoli al di là dell’indifferenza dei tempi. Spirito romantico, nel caldo e ammantato colore della speranza, lo spirito poetico giunge ad una meta riservata, privata, lontana dai clamori del mondo, adagiando l’atemporaneità dei valori affettivi, proiettando nel cuore di un destino che pulsa e batte gli attimi della vita, scandita dal torpore e dalla compiacente indolenza assopita di chi sa vivere altrove, altre vie, altri destini. L’energia espressiva ed ospitale delle parole accompagna la delicatezza dell’appartenenza, con la generosità della contemplazione per i frutti che la poesia dona, cinge il legame con l’evocazione dei sentimenti, stringendo l’alleanza con la bellezza di ogni destinazione umana.

 
(Di Rita Bompadre – Centro di Lettura “Arturo Piatti”)

* Testi scelti da Rita Bompadre


Mattino.
Nella sacralità del silenzio
odo il canto
della figlia del giardiniere
un’onda di mistero
mi commuove.

O dolce, ridente Saffo

----------------------------------

Nuovo gennaio.
Spoglio il gelso –
monaco fedele al voto –
la verità oltre la parola
esige il medesimo linguaggio
spoglio

Foglie parole
ammucchiate
agli angoli del cortile

Come transita in fretta
la luce nell’ombra

---------------------------------

Parola è il volto
presenza che si auto-nega
sino a non mostrarsi più
e spingerci
laddove il dolore
è conoscenza
la voce un passo
tra possibile e impossibile

Mostrare il volto
le cose
il loro –
osceno

---------------------------

L’inizio della pioggia
accorda il giorno
con la pelle tesa delle foglie
Rifuggono i merli e i
passeri venuti a beccare
le briciole sul balcone

Matura la luce
allo stesso ritmo secolare
della pioggia
tutto è pace e desiderio
prima che il mondo si risvegli

------------------------------------

Un nuovo alfabeto
oltre l’egoismo
l’oscuramento
la corruzione

Aleph e Ghimel

fedeltà e primavera

una nuova voce
con cui
manomettere
il nome d’ogni cosa
riconoscere
la sacralità del silenzio
davanti al muro del Mistero


Da Roberto Concu, Fedeltà del gelso, AnimaMundi Edizioni, 2020

Powered By Blogger

Claudia Ciardi autrice (LinkedIn)

Claudia Ciardi autrice (Tumblr)

Related Posts Plugin for WordPress, Blogger...