18 aprile 2012

Attraverso Charlottenburg - Robert Musil


Attraverso Charlottenburg
Robert Musil



Cortili sul Kurfürstendamm


«Finora l’unico verde sospeso nelle strade ad altezza d’albero è quello dei semafori, e ha qualcosa di invecchiato, quasi spettrale, quando oscilla vivacemente sopra tre macchine ferme, come se ne giungessero altre cento a gran velocità. Molto autunnali sono pure i cartelli rossi sopra i quali sta scritto, casa per casa, che ci sono appartamenti da affittare. Ma nei cortili dei casermoni dai tetti merlati si nota la primavera dalle screpolature dei muri. A grossi frammenti l’intonaco si è scrostato, sembrava una lebbra divorante e ora il sole splende nelle ferite. Soltanto i camini, fraternamente ritti sul tetto, hanno conservato il loro colore del buon tempo andato e, quando vi splende sopra il sole, si nota dal rosso pallido dei loro mattoni com’è diventato intenso il blu del cielo nelle ultime settimane. Se poi lo sguardo da questo gioco di lontananze discende lungo le pareti, perfino le chiazze scrostate dei muri sono in grado di simulare una vita fiorente che sboccia».

Margini del Tiergarten

«Il colore degli inizi della primavera è il bruno in innumerevoli gradazioni, dal pallore sbiadito dell’erba fino al marrone sfavillante dell’acqua. Solo i nudi rami dei salici piangenti tracciano nella natura precise linee verdi, sottili come fruste. Una macchia rossa dietro radi cespugli – non è altro che l’estremità verniciata di rosso di un picchetto di legno – dà l’illusione di un arbusto in fiore, di un’aiuola di fiori appena sbocciati: il cuore ne resta sgomento e tradisce di essere pieno di un’aspettativa simile a quella del battello che sta «sotto pressione» davanti alla chiusa: la simpatica piccola caffettiera ha ridipinto il suo vecchio scafo e il fumaiolo a fresche strisce bianche e rosse; all’inizio di ogni primavera si prepara, infatti, per un grande viaggio che dura quasi un anno, benché questo viaggio, un anno dopo l’altro, si svolga su e giù soltanto tra Charlottenburg e Stralau».

Castello di Charlottenburg

«Quando gli chiediamo dove dobbiamo scendere, il giovane bigliettaio crede di riconoscere in noi dei forestieri e ci dà l’amichevole consiglio: «Non perdete l’occasione di visitare il mausoleo: il riverbero è bellissimo laggiù, è il più bel riverbero di Berlino!» Credo che in questa informazione sia racchiusa e concentrata al massimo l’essenza di ogni celebrità e curiosità. Tuttavia, non vogliamo rivedere il mausoleo bensì il parco, e dinnanzi a esso è appeso un cartello: «Causa intransitabilità dei sentieri oggi chiuso». Per settimane non c’è stato maltempo e, all’improvviso, ci si sente riportati indietro nell’epoca di un vigile governo che protegge il cittadino dai pericoli che, da qualche parte, stanno in agguato insidiosi attorno a lui, poiché anche l’occhio, fin dove giunge, vede i sentieri nel più bell’ordine. In casi simili l’uomo d’oggi compie un tentativo di aggiramento. Passa dapprima oltre il monumento dell’imperatore Federico, là dove, su panchine di pietra, stanno sedute, una accanto all’altra, persone con le gambe allungate e il viso rivolto al cielo: il tutto come se una mano in uno slancio avesse sparso sulle panchine fiori dai lunghi steli recisi. Più in là si può notare dal sentiero di Tegel che anche l’interno del parco del castello è tanto asciutto quanto pianeggiante, l’attenzione però è ora subito sviata verso l’altro lato ove, in uno stile eclettico-romanico ma pur sempre imponente, si erge minaccioso un tribunale con un motto inciso nella pietra sopra l’ingresso: Suum cuique. Il che significa: A ciascuno il suo, ed è un buon vecchio motto prussiano, quindi assai giusto, ma nel sole primaverile fa venire il dubbio se molta gente non darebbe volentieri il suo per meno, quando questo consista in diversi anni di prigione».




Versione tratta da:
Robert Musil
Romanzi brevi, novelle e aforismi
Traduzioni di Anita Rho e Roberto Olmi
Introduzione di Cesare Cases
Einaudi, 1986

13 aprile 2012

Georg Heym - Ci invitarono i cortili


Georg Heym - Ci invitarono i cortili/ Die Höfe luden uns ein
Via del Vento edizioni (dicembre 2011)

Scheda/ card
Pagina facebook – Georg Heym, Ci invitarono i cortili




Una selezione di poesie del poeta tedesco Georg Heym, curata da Claudia Ciardi per Via del Vento edizioni

Descrizione/ About:
Plaquette di 36 pagine. Volume numero 45, pubblicato nella collana «Acquamarina»
ISBN 978-88-6226-056-5
4,00 €
Catalogo completo «Acquamarina»/ Full catalogue


Un assaggio / Vorgeschmack / Sample:


[Dopo la battaglia]

Nei campi fittamente stanno i corpi,
sul verde pendio, sui fiori, i loro giacigli.
Disperse le armi, le ruote di raggi prive
e ribaltati i ferrei affusti.

Da pozze fumigano fiati di sangue,
in nere e rosse coltri confondono il sentiero.
E schiuma il ventre dei cavalli morti
che all’alba le loro zampe stirano.

Nel gelo della brezza il lamento ancora agghiaccia
dei morenti, quando alle porte orientali
un bagliore smorto appare, un lume acerbo,
il lieve nastro dell’inattingibile aurora.

                                *  *  *
           
[I silenti]

A Ernst Balcke


Una vecchia barca, nel porto spento
a sera sulla catena oscilla.
Gli amanti sopiti dopo i baci.
Una pietra che a verdi sorgenti nel fondo riposa.

Lo smarrimento di Pizia simile al sonno
che gl’implacabili dèi dopo il banchetto prende.
La pallida candela che sfuma il morto.
Creste di nubi su una valle.

Di uno stolto il riso fatto pietra.
Le coppe impolverate dove ancor vaga l’aroma.
Violini spezzati nell’abbandono dei solai.
L’aria fiacca prima del temporale.

Una vela che all’orizzonte balena.
La fragranza della macchia che le api attira.
L’oro dell’autunno e le foglie incoronate e il tronco.
Il poeta, che sente la follia di chi non l’ama.

                                 *  *  *

[Col capo appuntito viene]

Col capo appuntito viene alto sopra i tetti
e i suoi chiari capelli trascina,
l’incantatore, quieto nelle stanze del cielo si leva
d’innumeri astri sui sentieri dai fiori intrecciati.

Giù tutti gli animali nella selva e tra gli sterpi
giaccion con le frange ben pettinate,
un coro lunare intonando. Ma i bambini
nei lettucci dentro le bianche camicette si fan gomitoli.

L’anima mia mare senza sponda
piano fluisce in lieve corrente.
Verde son io dentro di me e fuori mi sperdo
come un palloncino di vetro.

                                 *  *  *

[Ci invitarono i cortili]

Ci invitarono i cortili con le scarne braccia,
delle nostre animucce l’orlo sdrucito ghermirono.
E per notturni usci noi sgusciammo
verso il tempo stregato di morti giardini.

Dalle grondaie un’acqua scese di piombo,
nubi perenni livide volavano.
E sul rigore di laghi ghiacciati
in secchi germogli pendevan le rose.

Dell’autunno sui trascurati sentieri ci mettemmo
il nostro sguardo incrinarono biglie di vetro
che qualcuno ci offriva sulle dita appuntite
e i nostri pianti ci alzarono di splendore un fuoco.

Lievi svanimmo: nelle vitree stanze
riecheggiò la tristezza e il delicato vetro franse;
or su opalescenti nuvole sediamo senza tempo,
sogno crepuscolare di un fatuo volo di farfalle.

                             *  *  *

[I folli]

Pura è la luce sui nostri giorni,
pallido riverbero del sole.
Come fiori schiusi e nel lieto raggio
che s’inazzurra ci leviamo.

Sedevamo nel fondo di cupe stanze,
e sopra scorreva con le sue nuvolette la vita,
e noi dei tetri cieli sempre in ascolto
dintorno ai nostri sepolcri nell’assonnata landa.

Qualcuno ci ha chiamato, aspettar non potevamo,
le nostre piste a lungo eran state opache.
E i giorni erranti, quelli brevi e quelli duri,
ineffabile il nostro andare avevan reso.

Dietro di noi ancora un suono va e un fragor sordo
come un mondo in acque ferme annegato.
Talvolta le spalle giriamo, intenti,
se un grido come una pietra nella nostra quiete cade.
Ché allegri siamo e di bei panni avvolti,
nella selva campestre cantando sediamo.
Per le nostre contrade avanzar non può
chi ancor con le mani lo steccato arpiona.

Non mancherà molto che alberi saremo,
quali nel mattino del tempo eravamo,
calmi come sogni dormienti nella terra scura,
e nessuno che le nostre vene tocchi.

traduzione / Übersetzung: Claudia Ciardi


Altri link/ other thematic links:
Sito della casa editrice - Via del Vento official site

Wikipedia

Corriere della Sera/ 17-02-2012

Sololibri.net/ card

Sagarana - Dopo la battaglia/ Nach der Schlacht

Musicaos.it di Luciano Pagano 

Andrea Brancolini per Via del Vento/ Lankelot.eu, aprile 2012
E su Words Social Forum 

Su Lazionauta/ Piccoli comuni e piccola editoria

Other news by Caffè d'Europa/ margininversi




11 aprile 2012

Stemma di Berlino


Stemma di Berlino: poesia tedesca della metropoli
di Franco Buono
Edizioni Dedalo, 2000



Tributo fin dal titolo al ciclo di poesie della Kolmar sugli stemmi delle città tedesche, cui l'autore dedica l’avvio del suo saggio e il denso capitolo conclusivo, tra i più coinvolgenti dell’intera trattazione, questo volume sulla poesia della metropoli intreccia alcune delle voci più rappresentative dell’umore e della cultura berlinesi alle opere degli artisti contemporanei che le accompagnarono, ponendosi in molti casi come loro fonte d’ispirazione.
Franco Buono conduce la sua ricerca seguendo gli sviluppi contemporanei di due potentissimi archetipi mitologici, che esprimono anche una fatale mescolanza di spazio e di tempo, ossia il labirinto e la metamorfosi, alla quale è soggetto chi abbraccia un percorso la cui destinazione appare a un primo sguardo indecifrabile. A Berlino questi due elementi girano come all’interno di un acceleratore di particelle, liberando una energia che si scopre accresciuta all’inverosimile dai tanti moltiplicatori architettonici, meccanici e pubblicitari, di cui a inizio ‘900 il tessuto metropolitano pare nutrirsi con inaudita frenesia.
«In nova fert animus mutatas dicere formas corpora», l’incipit ovidiano diviene la formula incantatoria con cui la nuova arte cerca di guadagnarsi l’ingresso nel mutevole cosmo urbano. E questo ambiente incorniciato dall’accigliata sagoma delle fabbriche su cui vacillano pallide comete di luci a gas diviene una cosa sola con la materia dove l’incisore imprime il proprio passaggio creativo, inquieta matrice scossa dalla memorabile battaglia di spettri e ombre che si consuma nel sottosuolo. Non è da intendersi come un fatto casuale che l’analisi critica di Franco Buono si indirizzi proprio alle tavole di Frans Masereel, autore di un romanzo per immagini, Die Stadt (La Città), considerato uno dei best seller del periodo espressionista. Né minore risonanza ebbero i disegni di Heinrich Kley, ritrattista di fauni lascivi e fantasmi beffardi, tremendi guardiani a cavalcioni di ponti e palazzi, fatti per ricordare al passante la doppia anima che alberga nella città. Non furono pochi i poeti che da queste rappresentazioni trassero linfa preziosa per alimentare il loro immaginario, uno su tutti Georg Heym, precoce e tragico ingegno della Slesia che al dio della città sacrificò il suo franto e malinconico lirismo.
«Il labirinto è la patria dell’esitazione. La via di chi teme di arrivare alla meta traccerà facilmente un labirinto. Così fa l’istinto negli episodi che precedono la sua soddisfazione». Walter Benjamin ha ben fotografato il viaggio nella sua tortuosa ricerca di un compimento. Alla fine del percorso resta quel nudo corpo di segni muti che evocano a chi li osserva la tempesta della storia da cui sono stati forgiati. È lo stemma di Kolmar, donna e luogo, straniera eppure più di chiunque altro intima interprete delle proprie radici. All’origine di ogni città, come di ogni forma individuale sta un sacrificio. Una parte del suolo e del sé viene consacrata a qualcosa, e ciò che è a un tempo una lacerazione, uno strappo traumatico ma necessario attorno a cui si organizza la vita della comunità e del singolo non cessa di reclamare nel tempo il proprio rito d’esorcismo. La poesia di Berlino nel primo ventennio del ‘900 nasce da queste membra spezzate e dal bisogno di dar voce all’istinto mai sopito che le chiama continuamente alla metamorfosi.

 Links:

English database on Berlin / database in inglese sulla metropoli come corpo vivente:
Berlin: the city as body, the city as metaphor

Related books:
Walter Benjamin - Enthebe mich der Zeit / Liberami dal tempo

Georg Heym - Die Höfe luden uns ein / Ci invitarono i cortili

7 aprile 2012

La città in versi – Durs Grünbein





Il primo anno. Appunti berlinesi
 
Einaudi, 2004


                                                KANAL IN BERLIN 
                                                                 Erich Heckel
 

Un diario dei dodici mesi iniziali del nuovo millennio, segnati dalla felicità per la nascita della figlia e dai ricordi della propria infanzia a Dresda, in cui la memoria cammina a fianco delle riflessioni sulla poesia. La vita di tutti i giorni è per il poeta tedesco fonte di stimoli inesauribili: le ricerche nel campo della genetica e gli studi sul cervello lo inducono a riflessioni sulla vita e la morte; Berlino e la Germania sono in continua metamorfosi; nelle impressioni di viaggio si riverbera la storia di città del vecchio e del nuovo mondo. Fogli di taccuino che intrecciano pubblico e privato e che sono anche una radiografia mentale del continuo dialogo di un poeta con i grandi del passato, da Baudelaire a Seneca, da Darwin a Cézanne. 

Recentemente pubblicato da Einaudi anche:
Strofe per dopodomani e altre poesie
collezione di poesia
a cura di Anna Maria Carpi
pp. 216
ISBN 9788806197568
anno 2011
€ 12,50

Inferno tedesco. La Nuova antologia di Durs
 



                                                      MAUER AM SÜDSTERN
                                                              Rainer Fetting 
                                                                     1988

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