30 giugno 2016

Manuele Fior - I giorni della merla


L’album di Manuele Fior, pubblicato da Fandango nella collana “Maschera nera” diretta da Igort, è un lavoro ad alto voltaggio poetico. Concisione e velocità del segno, pur non sorvolando sui dettagli, incastonano i racconti in pochi tratti essenziali e donano al narrare una leggerezza ritmica alla quale fa da contrappeso l’affilata marcatura dei caratteri. Lo studio psicologico s’impone per la sua incisività, senza filtri né cornici. È un tutto intonato, giocato sul filo delle stonature che la quotidianità con le sue frizioni-allucinazioni getta addosso ai protagonisti, mettendoli impietosamente a nudo. Il che non è solo una condizione interiore ma qui, è il caso di dire, incarna la sua essenza tangibile. Il corpo invecchiato della professoressa in gita scolastica con qualche frustrazione di troppo, il soldato in trincea che schiacciato dagli incubi arriva a evirarsi, un Arnold Böcklin in crisi creativa che tenta di riprendersi con i bagni termali a Ischia, esperienza che precede di poco il suo capolavoro, L’isola dei morti.
Tutti qui sono gente comune. La professione, la divisa, la fama sono categorie assorbite dall’esigenza più profonda di scavare nella realtà solchi credibili con cui rimodulare il proprio sé in rapporto agli eventi. Questi volti ci scorrono sotto gli occhi in bilico tra alienazione e riscatto, polarità che Fior non risolve completamente, consegnando il dilemma al lettore. E proprio questa irresolutezza, che altro non è se non la sostanza di quel che si riverbera sulla contemporaneità, potenzia di molto il messaggio dell’autore. La nostra posizione all’interno delle dinamiche in atto non può essere certo decifrata ricorrendo a preconcetti ormai pavidi, perché sarebbe appiattire la complessità delle cose. Una complessità che non si presta alle forzature ma va accompagnata.   
Scopro, dunque, in quest’opera una certa dimestichezza con le tesi di Marc Augé legate ai dissidi tra luogo e nonluogo, cui guardano anche i recenti rivolgimenti politici che vedono la distribuzione degli elettorati esattamente lungo queste linee di faglia. «L’estensione dei nonluoghi […] ha già battuto in velocità la riflessione dei politici, i quali hanno finito con il non chiedersi più dove vanno, perché sanno sempre meno dove si trovano», così l’antropologo francese conclude il suo celebre saggio Non-lieux (1992). E le pressioni globali erano solo agli albori. Il nonluogo, contraddistinto da velocità, anonimia, ossessione spersonalizzante sarebbe la sintesi del contemporaneo, schiacciato in un contraddittorio con il luogo, lo spazio riconoscibile ma sotto assedio dell’identità. Se Augé auspica un’osmosi di tali aspetti, in grado di innestare nel nonluogo tracce di un’umanità non solo passeggera e omologata, è chiaro che attorno a simili processi, fin quando non abbiano definito le loro zone d’influenza, si accumulino innumerevoli tensioni.   
Due centri che stanno anche dentro di noi, orientando reazioni e, assai spesso, determinando fratture. Campi radiali destinati a un confronto serrato da cui sviluppare dialettiche nuove. Sono appunto le atmosfere dove la matita di Fior si muove disinvoltamente. Originario di Cesena dove nasce nel ’75, una laurea in architettura all’università di Venezia, residenze d’artista a Berlino, Oslo, Parigi, città che anche negli episodi qui raccolti mostrano la loro fronte conflittuale, quando non soccombono alla violenza delle lacerazioni. È il caso di Parigi scossa dagli attentati nel novembre 2015, di cui l’autore fotografa lo straniamento rabbioso e impotente dei giorni successivi alla strage. Uno scatto lucido, che si tiene lontano da ogni moralismo, sottolineando invece le divisioni etniche e sociali all’interno dell’organismo metropoli. Discorso approfondito in chiave allegorica nell’ultima narrazione, Gare de l’est. Un adulto e un bambino si tengono per mano mentre davanti a loro, in mezzo alle case, si consuma uno scontro feroce da cui escono miracolosamente indenni. Quasi una sessione d’analisi che tenta di elaborare il trauma.     
L’interesse per la letteratura tedesca, testimoniato dal suo adattamento a fumetti della novella di Arthur Schnitzler, La signorina Else, i riferimenti storici e antropologici, contaminano anche il suo sguardo sull’attualità, con l’attenzione riservata all’universo degli immigrati, le paranoie che ci tallonano, i rituali da cui non sappiamo affrancarci. Tutto ciò fa di Manuele Fior un autore versatile e completo, che dai temi di volta in volta prescelti sa distillare poesia con la disarmante schiettezza di uno dei suoi personaggi di strada.

(Di Claudia Ciardi)


Manuele Fior, I giorni della merla,
Coconino Press - Fandango, 2016


Arnold Böcklin, L’isola dei morti (Die Toteninsel), 1880-1886


Related links:

Dino Campana - Simone Lucciola, Rocco Lombardi, Giuda edizioni, 2011 (2015)

Quaderni ucraini - Igort, Coconino Press, 2010 (2014) 

Golem Stories - Sammy Harkham, Coconino Press, 2013 


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