13 aprile 2012

Georg Heym - Ci invitarono i cortili


Georg Heym - Ci invitarono i cortili/ Die Höfe luden uns ein
Via del Vento edizioni (dicembre 2011)

Scheda/ card
Pagina facebook – Georg Heym, Ci invitarono i cortili




Una selezione di poesie del poeta tedesco Georg Heym, curata da Claudia Ciardi per Via del Vento edizioni

Descrizione/ About:
Plaquette di 36 pagine. Volume numero 45, pubblicato nella collana «Acquamarina»
ISBN 978-88-6226-056-5
4,00 €
Catalogo completo «Acquamarina»/ Full catalogue


Un assaggio / Vorgeschmack / Sample:


[Dopo la battaglia]

Nei campi fittamente stanno i corpi,
sul verde pendio, sui fiori, i loro giacigli.
Disperse le armi, le ruote di raggi prive
e ribaltati i ferrei affusti.

Da pozze fumigano fiati di sangue,
in nere e rosse coltri confondono il sentiero.
E schiuma il ventre dei cavalli morti
che all’alba le loro zampe stirano.

Nel gelo della brezza il lamento ancora agghiaccia
dei morenti, quando alle porte orientali
un bagliore smorto appare, un lume acerbo,
il lieve nastro dell’inattingibile aurora.

                                *  *  *
           
[I silenti]

A Ernst Balcke


Una vecchia barca, nel porto spento
a sera sulla catena oscilla.
Gli amanti sopiti dopo i baci.
Una pietra che a verdi sorgenti nel fondo riposa.

Lo smarrimento di Pizia simile al sonno
che gl’implacabili dèi dopo il banchetto prende.
La pallida candela che sfuma il morto.
Creste di nubi su una valle.

Di uno stolto il riso fatto pietra.
Le coppe impolverate dove ancor vaga l’aroma.
Violini spezzati nell’abbandono dei solai.
L’aria fiacca prima del temporale.

Una vela che all’orizzonte balena.
La fragranza della macchia che le api attira.
L’oro dell’autunno e le foglie incoronate e il tronco.
Il poeta, che sente la follia di chi non l’ama.

                                 *  *  *

[Col capo appuntito viene]

Col capo appuntito viene alto sopra i tetti
e i suoi chiari capelli trascina,
l’incantatore, quieto nelle stanze del cielo si leva
d’innumeri astri sui sentieri dai fiori intrecciati.

Giù tutti gli animali nella selva e tra gli sterpi
giaccion con le frange ben pettinate,
un coro lunare intonando. Ma i bambini
nei lettucci dentro le bianche camicette si fan gomitoli.

L’anima mia mare senza sponda
piano fluisce in lieve corrente.
Verde son io dentro di me e fuori mi sperdo
come un palloncino di vetro.

                                 *  *  *

[Ci invitarono i cortili]

Ci invitarono i cortili con le scarne braccia,
delle nostre animucce l’orlo sdrucito ghermirono.
E per notturni usci noi sgusciammo
verso il tempo stregato di morti giardini.

Dalle grondaie un’acqua scese di piombo,
nubi perenni livide volavano.
E sul rigore di laghi ghiacciati
in secchi germogli pendevan le rose.

Dell’autunno sui trascurati sentieri ci mettemmo
il nostro sguardo incrinarono biglie di vetro
che qualcuno ci offriva sulle dita appuntite
e i nostri pianti ci alzarono di splendore un fuoco.

Lievi svanimmo: nelle vitree stanze
riecheggiò la tristezza e il delicato vetro franse;
or su opalescenti nuvole sediamo senza tempo,
sogno crepuscolare di un fatuo volo di farfalle.

                             *  *  *

[I folli]

Pura è la luce sui nostri giorni,
pallido riverbero del sole.
Come fiori schiusi e nel lieto raggio
che s’inazzurra ci leviamo.

Sedevamo nel fondo di cupe stanze,
e sopra scorreva con le sue nuvolette la vita,
e noi dei tetri cieli sempre in ascolto
dintorno ai nostri sepolcri nell’assonnata landa.

Qualcuno ci ha chiamato, aspettar non potevamo,
le nostre piste a lungo eran state opache.
E i giorni erranti, quelli brevi e quelli duri,
ineffabile il nostro andare avevan reso.

Dietro di noi ancora un suono va e un fragor sordo
come un mondo in acque ferme annegato.
Talvolta le spalle giriamo, intenti,
se un grido come una pietra nella nostra quiete cade.
Ché allegri siamo e di bei panni avvolti,
nella selva campestre cantando sediamo.
Per le nostre contrade avanzar non può
chi ancor con le mani lo steccato arpiona.

Non mancherà molto che alberi saremo,
quali nel mattino del tempo eravamo,
calmi come sogni dormienti nella terra scura,
e nessuno che le nostre vene tocchi.

traduzione / Übersetzung: Claudia Ciardi


Altri link/ other thematic links:
Sito della casa editrice - Via del Vento official site

Wikipedia

Corriere della Sera/ 17-02-2012

Sololibri.net/ card

Sagarana - Dopo la battaglia/ Nach der Schlacht

Musicaos.it di Luciano Pagano 

Andrea Brancolini per Via del Vento/ Lankelot.eu, aprile 2012
E su Words Social Forum 

Su Lazionauta/ Piccoli comuni e piccola editoria

Other news by Caffè d'Europa/ margininversi




1 commento:

  1. Da tempo cercavo traduzioni recenti di Heym (purtroppo l'edizione Einaudi con traduzione di Chiarini è introvabile) ed è stata una bella sorpresa imbattermi nel libro di Claudia Ciardi.Consiero Heym un poeta grandssimo dei suoi tempi e quanto mai attuale per ragioni che ora sarebbe lungo spiegare. Cercherò il libro, ma specialmente vorrei fare sapere alla singora Ciardi, che insieme a Paolo Rabissi sto per varare un blog di poesia e critica che si occuperà molto di Heym. Sono facilmente rintracciabile in facebook e desidererei prendere contatto con lei.

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