25 maggio 2013

Dimensioni berlinesi II/ Luoghi e cultura


Dimensioni berlinesi II/ luoghi e cultura
Berliner Aspekte II/ Stellen und Kultur


 

Propyläen Verlag
Der Propyläen Verlag ist ein Imprint des Ullstein Verlages mit Sitz in Berlin. Unter diesem Namen werden Sachbücher, Biografien und Klassikerausgaben veröffentlicht.
Das Imprint wurde 1919 begründet, nachdem Ullstein vom Georg Müller Verlag die dort begonnene Propyläen-Edition der Werke Goethes übernommen hatte. Die Leitung hatte zu Beginn Emil Herz. In den zwanziger Jahren erschienen bei Propyläen insbesondere Werke zu Geschichte und Kunstgeschichte, ab 1923 beispielsweise die Propyläen Kunstgeschichte in 24 Bänden, und von 1929 bis 1933 eine Weltgeschichte in zehn Bänden, herausgegeben von Walter Goetz. Veröffentlicht wurden aber auch Klassiker wie Schiller oder Montaigne. Im belletristischen Programm erschien 1929 der Roman Im Westen nichts Neues von Erich Maria Remarque, der als Anklage gegen den Krieg von konservativen Kreisen abgelehnt wurde.


Lovis Corinth (German, 1858–1925)
Death Lament (Totenklage) for the portfolio Compositions (Kompositionen)

published by Propyläen Verlag

See also:



Käthe Kollwitz
Museum Berlin



Krieg dem Kriege, 1923

Das Käthe-Kollwitz-Museum befindet sich in der 1871 als erstesWohnhaus in der Fasanenstraße erichteten Stadt-Villa, die bereits 1897 zu einem Palais im spätklassizistischen Stil umgestaltet wurde. In den 80er Jahren dieses Jahrhunderts erfolgte die grundlegende Restaurierung des nach dem Krieg halbverfallenen Baus.

Fasanenstr. 24, 10719 Berlin (Charlottenburg)

Käthe Kollwitz - Artikel (von Claudia Ciardi)



2012-2013 Russland-Jahr in Deutschland 

Das Russische Haus der Wissenschaft und Kultur ©

Friedrichstraße 176-179, 10117 Berlin

Tel.: 030/20 30 22 52, Fax: 030/204 40 58
Öffnungszeiten des Hauses: Mo-Fr 10.00-20.00 Uhr, Sa-So 12.00-18.00




Café Babel Berlin ©
On 16 May Der Freitag newspaper in Germany recognised cafebabel.com Berlin as a European prize winner in 2013.
cafebabel Berlin, the blog of the official network of volunteer journalists and fixers in Berlin which was launched in 2005, join the folks at the Forum for European Journalists (FEJS) and Project. They were selected from 89 projects and amidst over 40, 000 online votes.
Official site/ cafebabel Berlin 



Radio in Berlin

Deutschland Radio Kultur - Berlin


Samuel Beckett während der Theaterproben zu seinen Stück "Endspiel" für die Berliner Festwochen 1967 (Bild: picture alliance/ dpa/ Konrad Giehr)

Listen to: Samuel Beckett und seine späte Prosa  von Ria Endres

Samuel Beckett. Prologo di un viaggio
(von Claudia Ciardi) - Helios magazine, 2010



multicult.fm Internet-Radio 


Berlin ist multiethnisch und multikulturell, beides zugleich. Als Hauptstadtregion und Medienstandort mit Einwohnern aus 180 Nationen hat Berlin-Brandenburg mit multicult.fm ein Medium, das alle ethnischen Gruppen anspricht und zusammen bringt.



Weltkulturradio aus Berlin ©



Bilder von Berlin ©
(group on facebook)

Antonio Sánchez-Barriga ©


Martin Flegel ©


Martin Flegel ©

Und Berlin/ das Album
(facebook)



15 maggio 2013

Gustav Klimt - Secession


Attraverso questo contributo intendiamo ricordare alcune delle iniziative tenute lo scorso anno per festeggiare il 150° anniversario della nascita di Gustav Klimt.




Nato il 14 luglio 1892, secondo di sette figli, a Baumgarten, sobborgo agricolo di Vienna. Il padre Ernst, d'origine boema, era un orafo. La madre Anna Finster, viennese di modeste origini, sognava di “calcare il palcoscenico” come cantante lirica. Aveva due fratelli artisti: Ernst pittore e Georg orafo, al quale si devono molte cornici di metallo di suoi dipinti. Klimt è stato l’spiratore e il fondatore della Secessione viennese, istanza di quel modernismo europeo che ebbe tra i suoi protagonisti di spicco personaggi come Jan Toorop, Fernand Khnopff, Koloman Moser, e soprattutto l’amico di tante avventure intellettuali e progettuali, Josef Hoffmann.


Frauenkopf 1917/1918
Secessione viennese

«Nel luglio di centocinquant’anni fa nasceva Gustav Klimt, il principale rappresentante del gusto dell’aristocrazia e dell’alta borghesia viennesi nel periodo a cavallo tra Otto e Novecento. Nell’occasione il Belvedere di Vienna ha dedicato una mostra proprio a Klimt e a Hoffmann, protagonisti della Secessione viennese, artefici di una rivoluzione estetica fondata su una raffinata semplificazione delle forme nelle arti figurative, nella decorazione, in architettura e nelle arti applicate.
In quegli anni – tra la fine dell’Ottocento e il primo decennio del nuovo secolo – sembra che tutto stia per accadere, e che tutto debba accadere proprio a Vienna. Freud fonda la psicoanalisi; Schönberg introduce nella musica, con la dodecafonia, la più importante innovazione strutturale dopo secoli di tradizione tonale ininterrotta; Schnitzler e Hofmannsthal spingono la letteratura nei territori insondati di una spiritualità onirica, densa di simboli; Klimt rappresenta il ponte fra una tradizione accademica di assoluta perfezione formale e i primi sintomi di una crisi interiore che sarà più evidente nel lavoro dei suoi prosecutori Schiele e Kokoschka. Sono gli anni in cui Vienna e l’Impero asburgico raggiungono il culmine dello splendore.
Ma sono anche gli anni in cui tutto questo si avvicina alla fine: la prima guerra mondiale dissolverà quel mondo, lasciando in Europa una scia di tensioni sociali che sfoceranno in regimi totalitari, e sul piano estetico faranno spazio a una costellazione di avanguardie e tendenze estetiche contrastanti.
Di quella breve ma felice centralità austriaca restano tracce vistose nell’enorme produzione artistica, nell’elegante opulenza dei decori e delle strutture architettoniche;  e ancora oggi – a ben guardare – chi visita Vienna non può non notare una leggera alterazione temporale, la persistenza evidente di un clima culturale, una specie di “euforia malinconica” diffusa, venata di umori un po’ rétro, che stenta a scomparire del tutto.

La nascita del modernismo

La recente mostra viennese su Klimt e Hoffmann, pionieri del modernismo ha aiutato a capire che cosa cambia nell’arte europea negli anni attorno al 1900, in che modo prende forma una tensione verso il nuovo, una tendenza, appunto, “modernista”. Per spiegarlo evidenzia le differenze tra un prima e un dopo: delimita i confini dello Jugendstil (l’Art Nouveau in versione austriaca) marcando le differenze rispetto a quello che viene definito appunto “modernismo”; chiarisce il concetto di Gesamtkunstwerk (opera d’arte totale, obiettivo dichiarato degli artisti della Secessione); definisce il contesto e i caratteri del processo di democratizzazione delle arti avviato dal movimento che prende il nome di Secessione viennese, guidato da Klimt, esteso alle scuole artistiche cittadine e culminato nella Wiener Werkstätte, sorta di scuola-fabbrica di manufatti destinati all’arredamento.
Tutto ha inizio, a sua volta, con una mostra: l’esposizione su Beethoven organizzata a Vienna nel 1902 dai membri della Secessione attorno alla statua del musicista eseguita dallo scultore tedesco Max Klinger; per la circostanza Klimt orna la sala in cui è esposta la scultura con il celeberrimo Fregio di Beethoven.
Il nucleo secessionista viennese viene fondato nel 1897 da Klimt con lo scopo di restituire all’arte la sua libertà dai vincoli accademici, in funzione di una nuova alleanza fra le arti senza distinzioni gerarchiche, tesa alla creazione di opere “totali” che uniscano in sé tecniche, materiali e competenze diverse. Tra i più attivi nel gruppo è l’architetto e designer Josef Hoffmann, amico strettissimo di Klimt e suo sodale in tutte le imprese più impegnative. La mostra beethoveniana del 1902 si rivela l’occasione per dare un senso compiuto alle istanze secessioniste e per una rapida svolta in una nuova direzione: è in atto un radicale cambio di stile. In generale, e soprattutto grazie al lavoro di Hoffmann, a Vienna si assiste a una riduzione e semplificazione degli elementi costruttivi e decorativi in senso lineare e bidimensionale. Hoffmann opera una sostituzione del modulo tondeggiante e floreale (tipico dell’Art Nouveau) con un modulo geometrico, tendenzialmente quadrato.

Perfezione formale

Il quadrato è semplicità e rigore, è il segno dei tempi, è la città che cresce e con i suoi volumi pretende nuova attenzione; è la nuova fermata della metropolitana a pochi passi dall’edificio della Secessione (alla rete viennese aveva collaborato anche Hoffmann, insieme al suo maestro Otto Wagner), è l’addensarsi della metropoli operaia, è il mondo come lo conosciamo adesso.
Il quadrato entra con forza nei dipinti di Klimt, è il formato della rivista del gruppo, «Ver Sacrum» (e di buona parte delle sue illustrazioni), si diffonde nella grafica, nell’oggettistica, nelle suppellettili, nei tessuti, nell’arredamento. Il modernismo architettonico caratterizzerà soprattutto gli anni Venti e Trenta, in Europa come negli Stati Uniti, ma è in questi precursori viennesi che trova le sue radici.
I risultati più concreti del lavoro della coppia Hoffmann-Klimt in collaborazione con la Wiener Werkstätte e l’artista belga Fernand Khnopff sono nel palazzo Stoclet di Bruxelles, costruito tra il 1905 e il 1912 e decorato fra l’altro con una versione “decorativa”, il Fregio Stoclet, del fregio eseguito per la mostra beethoveniana. Alphonse Stoclet e la moglie Suzanne Stevens sono una delle coppie più in vista della buona società mitteleuropea. Stoclet è un ingegnere quarantenne, discendente di una dinastia di banchieri. A Vienna si innamora delle architetture di Hoffmann e a lui chiede di portare a Bruxelles i suoi cubi magici per dare vita a un edificio mai visto prima nella quieta capitale belga: nessun vincolo e soprattutto nessun limite al budget di spesa. Il palazzo è una purissima costruzione candida e asimmetrica, tutta superfici limpide, quadrate, con gli spigoli rivestiti di lamina bronzea. Non somiglia a niente che già esista.
L’interno esemplifica al meglio la creatività delle aziende viennesi che concorrono all’impresa; la sala da pranzo è tra gli ambienti più noti: una semplice sala rettangolare con decorazioni di Klimt alle pareti, capolavoro di eleganza, linearità e sobrietà nell’uso del colore.
Il pittore e l’architetto, un connubio duraturo fra due individui diversissimi. Gustav Klimt, nato in una quartiere periferico di Vienna nel 1862, è figlio di un orafo boemo e secondo di sette figli; a quattordici anni entra alla Kunstgewerbeschule (Scuola di arte e mestieri) e diciassette è già al lavoro per sostenere la famiglia facendo fruttare quel che ha imparato in materia di mosaico, lavorazione dei metalli, ceramica.
Josef Hoffmann, nato invece in Moravia nel 1870, è figlio unico di buona famiglia; al contrario di Klimt non ha problemi economici, veste con eleganza e parla pochissimo. Dei suoi due matrimoni alcuni amici arrivano a sapere qualcosa solo dopo anni di frequentazione. Dei quattordici figli illegittimi di Klimt tutti sanno tutto, da subito. Eppure il loro rimane il sodalizio più stretto in quel tentativo grandioso di equilibrio estetico che è stata l’avventura della secessione viennese».


(di Claudio Pescio, giornalista, condirettore di Art Dossier - estratti dalla rivista «Etruria Oggi», luglio 2012)



Bewegtes Wasser (Moving Water)
1898
*****
1896
Conosce Joseph Hoffmann al Siebener Club. Insieme a Matsch prepara i pannelli per l'Aula Magna dell'Università: a Klimt spetta la realizzazione de La Filosofia, La Medicina, La Giurisprudenza compresi i dieci relativi pennacchi. Utilizza per la prima volta il formato quadrato nel disegno Junius.
1897
Ludwig Hevesi annuncia la fondazione della Secessione presieduta da Rudolf von Alt e di cui fanno parte Klimt, Engelhart, Moll. L'artista comincia a trascorrere l'estate ad Attersee e Wolfgangsee con la famiglia Flöge.
1898
Esce il primo numero di «Ver Sacrum», la rivista della Secessione: Klimt è nel Comitato di direzione. Klimt progetta per la I mostra della Secessione il manifesto Teseo e il Minotauro, considerato immorale. Dipinge il Ritratto di Sonja Knips e Acqua mossa. La Commissione del Ministero critica i bozzetti per La Giurisprudenza e la Filosofia. Grazie a Whistler diviene membro della società londinese International Society of Painters, Sculptors and Engravers. L’industriale Nikolaus Dumba gli affida la decorazione della sala da musica del proprio palazzo.
1899
Prosegue il lavoro dei pannelli per l'Università de La Filosofia e La Medicina nello studio di Josefstädterstrasse. Termina i lavori nel Palazzo Dumba ed espone Schubert al piano alla IV mostra della Secessione, ottenendo notevole successo. Esegue il Ritratto di Serena Lederer, la Nuda Veritas, il Ritratto di Trude Steiner e Pesci d'argento. Uso del "pointillisme" nei paesaggi.
1900
Alla VII mostra della Secessione Klimt espone i primi paesaggi e La Filosofia (ancora incompleta), oggetto di feroci critiche a Vienna, che viene premiata come "miglior opera straniera" a Parigi, all’Esposizione universale. Dipinge anche Casa colonica con betulle.
1901
La X mostra della Secessione registra un enorme successo di pubblico e forti dissensi per La Medicina; l'avvocatura di Stato richiede il ritiro del numero di «Ver Sacrum» con i bozzetti dell'opera e la distruzione di tutti gli esemplari; la corte respinge l'istanza. Inoltre, La Medicina viene esposta e accolta freddamente anche all'VIII mostra internazionale di Monaco. Nel corso dell'anno realizza Giuditta I e Isola sull'Attersee.
1902
Alla XIII mostra Klimt espone Pesci d'oro; per la XIV mostra, dedicata a Beethoven e allestita da Hoffmann, Klimt realizza su tre pareti il Fregio di Beethoven, che suscita ancora vivaci polemiche. Dipinge il Ritratto di Emilie Flöge e disegna alcuni modelli di abiti per la sua casa di moda. Conosce Rodin a Vienna.
1903
Compie un viaggio a Ravenna; nei suoi dipinti compaiono i primi motivi d'oro. Viene fondata la Wiener Werkstätte e Klimt vi aderisce con Hoffmann e Moser. «Ver Sacrum» termina le pubblicazioni alla fine dell'anno. Dipinge La Speranza I e continua i lavori per l'Università dedicandosi al terzo pannello per l'Aula Magna, La Giurisprudenza.
1904
Klimt presenta i suoi dipinti a Dresda (Pesci d'oro, Il cavaliere d'oro) e a Monaco (Turbine di morti). Riceve l'incarico per la realizzazione dei cartoni per i mosaici della sala da pranzo di Palazzo Stoclet, progettato da Hoffmann. Dipinge Bisce d'acqua I e Bisce d’acqua II.
1905
Rinuncia all'incarico per l'Università e chiede la restituzione dei bozzetti. In maggio, a Berlino, espone La speranza I e le Tre età della donna. All'interno della Secessione si crea una scissione capeggiata da Klimt. Si dedica ai primi grandi ritratti femminili, come il Ritratto di Margareth Stonborough-Wittgenstein.
1906
Dalla scissione della Secessione nasce la Kunstschau o "Gruppo Klimt", di cui fanno parte, fra gli altri, Hoffmann, Moll, Roller, Wagner. Si reca a Bruxelles per i lavori a Palazzo Stoclet e in seguito a Londra. Dipinge il Ritratto di Fritza Riedler, il primo grande ritratto quadrato del "periodo d'oro".
1907
Klimt apporta le ultime modifiche ai pannelli per l'Aula Magna dell'Università presentati alla galleria Miethke a Vienna. Dipinge il Ritratto di Adele Bloch-Bauer I, Campo di papaveri e prende parte alla Mostra internazionale d'arte di Mannheim. Conosce Schiele.
1908
Espone a Praga La Giurisprudenza e altri quadri. Viene inaugurata, nel padiglione progettato da Hoffmann, la Kunstschau Wien, prima manifestazione pubblica del "Gruppo Klimt"; Gustav espone sedici opere. Dipinge la Danae, Il bacio, La Speranza II, lo Schloss Kammer sull'Attersee I, inizia Vita e morte.
1909
La Kunstschau Wien è dedicata all'arte straniera: sono presenti opere di Van Gogh, Munch, Toorop, Gauguin e Matisse; Klimt espone Giuditta II. Dipinge Signora con cappello e boa di piume. Alla Wiener Werkstätte iniziano i lavori per i mosaici di Palazzo Stoclet.
Klimt va a Parigi e a Madrid; espone alla X mostra internazionale di Monaco e alla XVIII esposizione della Secessione di Berlino.
1910
Klimt espone con notevole successo le sue opere dello "stile d'oro" alla IX Biennale di Venezia, tra le quali Madre con figli, Giuditta II e Cappello nero. Partecipa all'Esposizione della lega degli artisti tedeschi a Praga e alla mostra Zeichnende Künste della Secessione di Berlino. A Vienna la Galerie Miethke gli dedica una mostra esponendo soprattutto i disegni. Termina Il parco.
1911
Vince il primo premio all'Esposizione internazionale d'arte di Roma, ex-aequo con Zuloaga e Szinyei Merse, per Le tre età della donna; in questa occasione si reca a Roma e a Firenze; in seguito, a Bruxelles, Londra e Madrid. Viene montato il Fregio Stoclet.
1912
Dipinge il secondo Ritratto di Adele Bloch-Bauer, il Ritratto di Mäda Primavesi e il Viale nel parco dello Schloss Kammer. Partecipa alla Grande mostra di Dresda.
1913
A Budapest Klimt espone dieci dipinti e altrettanti disegni alla mostra della Lega degli artisti austriaci. Durante una vacanza estiva dipinge Chiesa a Cassone sul Lago di Garda e Malcesine sul lago di Garda. Completa La vergine, che sarà presentata alla XI mostra internazionale di Monaco e partecipa alla III mostra della Kunsthalle di Mannheim.
1914
Espone alcune opere alla mostra della Lega degli artisti tedeschi a Praga; quindi si reca a Bruxelles. Dipinge Villa sull'Attersee e inizia il Ritratto della baronessa Elisabeth Bachofen-Echt. In Germania, per effetto delle teorie espressionistiche, cominciano le critiche ai suoi dipinti.
Das Klimt-Jahr in Wien 2012
2012 wäre das Maler-Genie Gustav Klimt 150 Jahre alt geworden. Die Kunstwelt in Wien ehrt Klimt mit neun hochkarätigen Ausstellungen.
Unteres Belvedere:
Gustav Klimt / Josef Hoffmann. Pioniere der Moderne 
Klimts Der Kuss als Speerspitze in einem großartigen Gesamtwerk
Gustav Klimt revolutionierte die Malerei. Seine mit Goldornamenten verzierten Bilder zählen heute zu den teuersten der Welt. Seine außergewöhnlichen Frauenporträts dokumentieren den Aufstieg des Bürgertums im späten 19. und frühen 20. Jahrhundert. Künstlerisch spiegelt Klimts Werk den Weg von der Ringstraßenzeit bis in die Anfänge der Abstraktion. Während seine Werke in der Heimat teilweise kritisch aufgenommen wurden, gewann Gustav Klimt im Ausland zahlreiche Preise.
Klimt verbrachte die meiste Zeit seines Lebens in Wien. Sein bekanntestes Gemälde, Der Kuss, ist heute im Wiener Belvedere zu sehen. Der Kuss hat nicht nur die Kunstwelt verändert: Der Kuss von Gustav Klimt mit den nahezu sakral anmutenden, umschlungenen Liebenden ist eines der Symbole der Moderne geworden. Es bleibt dem Betrachter überlassen, darüber zu urteilen, ob die überbordende Ausdruckskraft des Jugendstil-Werks inzwischen vom Kommerz vereinnamt wurde. In jedem Fall jedoch wird die Zeitlosigkeit von Klimts Kunst durch seine bis heute andauernde, ungebrochene Popularität bestätigt.  
Klimt Ausstellungen in Wien 2012 
Links:

Hermann Bahr, Polemiche su Klimt, traduzione di Francesca Boarini, postfazione di Fernando Orlandi, Silvy 2012


Russische Saisons in Berlin - Friedrichstraße 176-179, Berlin
14. Mai - bis 7. Juni 2013


Russisches Haus der Wissenschaft und Kultur - Berlin ©

6 maggio 2013

Prague, 1968 - La primavera e "l'estate troppo bella"


Praga (Praha), 1968



Primavera di Praga, scontro sulla memoria

«Nel quarantacinquesimo anniversario della Primavera di Praga, che “esplose” nel marzo-aprile 1968, si torna a ravvivare il dibattito sulla memoria storica nella Repubblica ceca. La miccia è partita da un’infornata di nomine al consiglio d’amministrazione dell’Istituto per lo studio dei regimi totalitari (Ustr) da parte del Senato ceco. Dopo anni di predominio della destra alla Camera alta, il Senato è ora retto da una solida maggioranza socialdemocratica, che ha nominato nel cda dell’Ustr alcuni intellettuali di riferimento come il politologo Lukas Jelinek e il sociologo Michael Uhl. A breve giro è stato sfiduciato il direttore Daniel Hermann, che ha commentato l’accaduto puntando il dito contro i socialdemocratici. Tuttavia la sfiducia a Hermann ha fatto partire una valanga di dimissioni dal cda, dal Consiglio scientifico e da altri organi collegiali.
L’Ustr ha una posizione particolare tra gli istituti scientifici cechi, in quanto le sue funzioni sono fissate per legge. In primo luogo deve gestire gli archivi della polizia segreta Stb, una funzione di grande rilievo e delicatezza, visto che rimangono in vigore le leggi sulle proscrizioni per chi sia stato agente o collaboratore consenziente con i servizi segreti. In secondo luogo deve condurre la ricerca scientifica e – presumibilmente – deve dare un’interpretazione quasi ufficiale del periodo 1948-1989. L’attuale scontro sull’Ustr tra la sinistra moderata e la destra è indicativa di diversi punti di conflitto. In primo luogo c’è l’interpretazione storica del periodo 1948-1989, quando fu al potere il Partito comunista cecoslovacco. Per la destra e gli storici d’area dell’Ustr in tutto quel periodo la Cecoslovacchia fu uno stato totalitario guidato dal Partito comunista cecoslovacco. In quell’ottica gli archivi della polizia segreta assumono un valore enorme, in quqnto rappresentano il cuore dell’apparato statale.
Tuttavia ormai molti storici dubitano che il paradigma del totalitarismo possa essere applicato in maniera così estesa e disinvolta. Un punto di rottura è rappresentato dalla Primavera di Praga, che con la sua atmosfera di apertura e libertà, oltre ad alcune riforme come l’abrogazione della censura, non riesce a essere esplicata usando esclusivamente questa concezione storica. Inoltre anche durante la cosiddetta normalizzazione le interazioni tra la società e il potere politico avevano un carattere più complesso di quando possa suggerire la teoria del totalitarismo. Perciò uno degli obiettivi dei nuovi consiglieri, nominati dal Senato a maggioranza socialdemocratica è quello di aprire il dibattito su questo punto fondamentale della memoria storica. […] Il fatto che la legge affidi gli archivi della polizia segreta a un istituto storico e non semplicemente a un’istituzione di stampo archiviale, sottolinea la delicatezza dei faldoni gestiti dall’Ustr. Una delle poche attività dell’Ustr su cui vige un largo consenso è la digitalizzazione e l’apertura dei fascicoli, che sta portando avanti da diversi anni. Visto che molti fascicoli sono stati scartati, i registri degli archivi sono frammentati e richiedono un significativo lavoro di cura e interpretazione. L’Ustr dovrebbe avere quindi un ruolo di mediazione e di ricomposizione dei contenuti d’archivio in un contesto storico, un ruolo totalmente disatteso negli scorsi anni. In diverse occasioni infatti l’Ustr ha direttamente o indirettamente favorito le campagne stampa contro noti personaggi della vita pubblica sulla base delle registrazioni contenute negli archivi. Il caso più noto è quello dello scrittore Milan Kundera, ma di tentativi di killer aggio contro uomini politici, dello spettacolo o dell’ambiente scientifico ce ne sono molti altri. Insomma negli anni passati l’Ustr era diventato una macchina del fango e i suoi dipendenti suggeritori di articoli scandalistici senza rilievo storico e certe volte anche con gravi imprecisioni sui fatti accaduti».

Ja. Hor. «Il Manifesto», 20 aprile 2013 (un estratto)
                                                              


Gypsies in the Czech Republic, 1966, by Joseph Koudelka

«Nell’emisfero settentrionale l’anno 1968 verrà ricordato come l’anno delle tre grandi crisi: l’insurrezione del maggio in Francia che portò la quinta Repubblica sull’orlo del crollo, la crisi del sistema monetario internazionale che culminò con le difficoltà della moneta francese e la conseguente conferenza internazionale a Bonn in novembre, e infine l’intervento militare dell’Unione Sovietica e di quattro altri paesi membri del Patto di Varsavia in Cecoslovacchia, il 21 agosto. Le prime due crisi rimangono notevoli per ciò che non sono riuscite a realizzare, la seconda per ciò che è riuscita a realizzare». (Karl Kaiser, La Germania fra Est e Ovest, Il Mulino, Bologna, 1968-69)

Il quadro dell’Est è complesso ed è reso ancor più instabile dal riproporsi della questione tedesca, che vede la Germania Occidentale perseguire le due strade dell’atlantismo e della Ostpolitik. La concorrenza fra le due Germanie e il dilatarsi delle interrelazioni economiche in questo settore del mercato centro orientale dell’Europa, uno dei settori strategici nel quadro mondiale, rendono sicuramente più preoccupanti – agli occhi di Mosca e della DDR (la Germania orientale appunto) – le iniziative di cambiamento e le oscillazioni di alcuni paesi fra filo-sovietismo e apertura alla Cina maoista (grande antagonista dell’URSS nel cosiddetto ‘mondo comunista’).
La Germania, divisa in due dalla guerra, è il paese che sta al di qua e al di là della cortina. Nell’ottica di lungo periodo, per esempio nella visione strategica di De Gaulle, si profila il superamento della divisione della Germania mediante un processo a lunga scadenza di distensione e di riavvicinamento tra Est e Ovest. Ma nel presente i due diversi regimi svolgono un ruolo relativamente centrale all’interno del proprio schieramento: sono avamposti, ma al contempo sono le due parti di un’unica nazione.
Le due Germanie fanno così da scala mobile dei problemi internazionali, tendenzialmente da amplificatore. Ogni cosa diviene più minacciosa e i due regimi sono ipersensibili di fronte alle conseguenze interne di un cambiamento di clima politico.
Vi sono buone ragioni per pensare che, nel quadro della destalinizzazione e dei rapporti fra gli stati del ‘blocco sovietico’, e gli eventi successivi che sono ben noti, sia decisamente più significativa la deriva polacca, rispetto alle convulsioni della Praga del nuovo corso.
Se seguiamo il corso degli eventi, infatti, in questa parte del mondo il tutto iniziava già molto prima, o per meglio dire cominciava a manifestarsi e a essere stroncato ciò che nel ’68 si ripropose (in forme forse mimetiche).

Possiamo dire che le grandi manifestazioni del 1956, in Polonia (sciopero operaio di Pozvan del giugno 1956 e ritorno al potere di Gomulka nell’ottobre dello stesso anno) e in Ungheria (insurrezione antisovietica nel novembre ), ma anche in altre zone dell’universo ‘socialista’, determinarono una forte presa di posizione e di coscienza da parte di molti esponenti del campo democratico e socialista e di molti intellettuali di varie parti di Europa. Il tragico epilogo che ne conseguì – l’invasione dell’Ungheria e prima la normalizzazione polacca - proiettò le sue ombre sul decennio seguente, ma trovò poi nuova linfa nelle contraddizioni del sistema internazionale, e ancor più, forse, nelle aspettative generali.
«Le vicende polacche e ungheresi avevano mostrato chiaramente che le democrazie popolari al loro interno godevano di un’autonomia assai limitata. Esse potevano soltanto, previo consenso di Mosca, mettere in atto alcune moderate riforme, purché non intaccassero il ruolo dirigente del partito comunista, le strutture fondamentali su cui si reggeva il sistema socialista e l’alleanza con l’Unione Sovietica. Sotto questo profilo la Polonia di Gomulka e l’Ungheria di Kadar divennero delle specie di “laboratori di sperimentazione” delle riforme che erano compatibili con il socialismo». (Marelli e Salvalaggio, ’45-’95 Cinquant’anni di storia, A. Mondadori scuola, 1995)

Il vento di marzo in Polonia

«Il 30 gennaio si svolse a Varsavia una manifestazione  di protesta degli studenti contro il divieto di continuare la presentazione del dramma Gli Antenati di Adam Mickiewicz al teatro Narodowy. Circa 35 studenti furono fermati (con l’accusa di aver turbato l’ordine pubblico)». (Contestazione a Varsavia, Bompiani, Milano, 1969)

Così prende il via una catena di eventi che ruotano attorno alle rivendicazioni di autonomia nazionalista da parte della società polacca e dalle restrizioni dettate dalla ragion di stato dei rapporti con l’Unione Sovietica.
Il quadro polacco è ancor più complicato dalla forte presenza della Chiesa cattolica, molto più consistente che negli altri paesi dell’area.
L’alleanza fra gruppi di dissidenza laica (di orientamento liberale come quella che ruota attorno ad Adam Michnik, lo studente espulso dall’Università e che diverrà poi il direttore del maggior giornale della Polonia contemporanea e di orientamento operaista come quella diretta da Jacek Kuron, animatore del KOR) e la Chiesa sarà la morsa nella quale finirà soffocata la dirigenza filo-sovietica, nel corso degli anni Ottanta.
La tensione sale decisamente a marzo, quando gli studenti dell’Università di Varsavia organizzano una protesta. Seguono provocazioni e scontri, che si estendono in diverse province. Il movimento di marzo porta a diverse occupazioni a Cracovia e a Lublino e le parole d’ordine ricordano decisamente quelle che contemporaneamente si diffondevano nella vicina Cecoslovacchia: libertà e democratizzazione.
La repressione scattò inesorabile e molte migliaia di studenti furono espulsi e allontanati dalle università del paese. Ma – diversamente da altrove – il solco era ormai scavato e la resa dei conti era solo rimandata.

La primavera di Praga

«Poiché i nostri popoli sono sull'orlo della disperazione e della rassegnazione, abbiamo deciso di esprimere la nostra protesta e di scuotere la coscienza del popolo. Il nostro gruppo è costituito da volontari, pronti a bruciarsi per la nostra causa. Poiché ho avuto l'onore di estrarre il numero 1, è mio diritto scrivere la prima lettera ed essere la prima torcia umana. Noi esigiamo l'abolizione della censura e la proibizione di Zpravy (il giornale delle forze d'occupazione sovietiche). Se le nostre richieste non saranno esaudite entro cinque giorni, il 21 gennaio 1969, e se il nostro popolo non darà un sostegno sufficiente a quelle richieste, con uno sciopero generale e illimitato, una nuova torcia s'infiammerà».
Più dirompente fu la vicenda cecoslovacca, e la sue tragiche icone sono le immagini dei carri armati del Patto di Varsavia che attraversano le vie di Praga e le fiamme che avvolgono lo studente Jan Palak, che si diede fuoco per protesta, cui appartengono le parole sopra riportate.
Tra la fine del 1967 e il 1968 si ripresentavano in Cecoslovacchia problemi già affrontati nel corso della fase di destalinizzazione. Qualche timido tentativo di riforma, qualche esperimento di liberalizzazione era stato approntato, ma gli esiti non erano confortanti. Nel partito si facevano strada istanze di maggiore libertà e riemerse una certa tradizione di democrazia di base.
Nel partito si fronteggiavano due posizioni:
Ortodossa e conservatrice, di stampo stalinista (che ruotava intorno a Novotny).
Riformista (che aveva il suo leader in Alexander Dubček, capo del partito comunista slovacco).
Nel gennaio del 1968 Dubček la spunta e viene eletto segretario: inizia una vasta campagna di democratizzazione (vedi più avanti i punti salienti del programma di azione); l’idea è quella di promuovere la partecipazione e una più completa espressione della personalità individuale, al di là della stessa democrazia borghese.
Le speranze e gli entusiasmi della grande maggioranza dei cecoslovacchi erano accesi, ma il programma trovò l’ostilità degli altri governi dell’Est. Soprattutto i comunisti polacchi e tedeschi si schierarono contro il nuovo gruppo dirigente raccolto attorno a Dubček. Il governo polacco temeva il contagio della ‘Primavera di Praga’, peraltro già esploso nelle strade di Varsavia, Lublino, Cracovia ecc.
Il governo della Repubblica Democratica Tedesca, da parte sua, oltre che del contagio ideale, era preoccupato dei rapporti economici e politici che il nuovo regime cecoslovacco avrebbe potuto instaurare con la Germania occidentale, che, con i preliminari della Ostpolitik, stava aprendo ai paesi dell’Est.
A Mosca si temeva che il moto di liberalizzazione sfuggisse dalle mani dei suoi promotori e che il paese prendesse una ‘sbandata’ verso Occidente.
I consensi manifestati da vari partiti comunisti occidentali, quello italiano e francese in particolare, ma soprattutto le posizioni dei governi jugoslavo e rumeno a favore del Nuovo Corso preoccuparono la dirigenza sovietica, che temendo un’ulteriore incrinatura all’interno del blocco optarono per la ‘chiusura’ dell’esperimento e la notte del 21 agosto il paese fu occupato dalle truppe del Patto di Varsavia. Si apriva l’era della sovranità limitata, mentre Husak sostituì Dubček.

(Sintesi di Maurizio Cuccu/ Un estratto)
 *****

                                Foto di Claudia Ciardi ©

Rumbling Of Tanks

In the early morning hours of August 21, 1968, it wasn’t television that broke the news. There was no CNN.

People awoke at 2 a.m. to the rumbling of tanks and an announcement broadcast by Czechoslovak State Radio from Prague.

«Yesterday, on August 20th, 1968, at around 11 p.m., forces from the Soviet Union, the Polish People's Republic, the German Democratic Republic, the Hungarian People's Republic, and the Bulgarian People's Republic crossed the state border of the Czechoslovak Socialist Republic. This happened without the knowledge of the [Czechoslovak] president, the head of the National Assembly, or the prime minister and the first secretary of the Central Committee of the Communist Party of Czechoslovakia and its official bodies».

Prague residents holding Czechoslovak flags and placards reading 'Go Home' and 'Why Are You Shooting At Us? protest on Wenceslas Square.
For months preceding the invasion, the Czechoslovak Communist Party, led by Alexander Dubcek, had carried out a reform program aimed at eliminating the regime’s most repressive features and creating socialism with a human face.

It soon became known as the Prague Spring. And it quickly gathered momentum.
By the summer of 1968, censorship had been lifted. Open discussion in newspapers, magazines, and literary journals flourished.
Some even questioned the very foundation of the communist regime.
The freewheeling debate made Czechoslovakia’s communist neighbors -- and above all the Soviet Politburo -- very nervous.
By August, Moscow’s patience had run out.

Impromptu Studios

Once they entered the Czechoslovak capital, Soviet soldiers quickly found their way to radio headquarters and took over the studios.

What they didn’t know was that many staffers had managed to flee, taking equipment with them to private apartments around the city, where they set up impromptu studios and continued broadcasting.

«In these small studios, there were people from Czechoslovak radio, and they were broadcasting for a number of days underground," recalls Pavel Pechacek, who was a producer at Czechoslovak State Radio. They were getting news from all over Prague. People destroyed the names of the streets on the walls of Prague. It was difficult for the Soviets to know where they exactly were. And that brodcasting continued for a number of days».

Pechacek also recalls the unusual scenes that unfolded on the streets of Prague over the following days. Before they rolled into Czechoslovakia, Soviet soldiers had been told that a counterrevolution was in progress. Some even thought World War III had started.

Instead, they found crowds of unarmed civilians, many bewildered, many upset. Some Czechs climbed right up onto their tanks and demanded to know: “Why are you here?”

«I remember the most famous athlete, Emil Zatopek. He was going from one tank to another tank. And he was discussing the situation with the Soviet soldiers» Pechacek says. «Some of them didn't feel well. You could see it. They expected people with weapons, fighting. And now they could see just regular people who were trying to persuade them that there was nothing going on against the Soviet Union or that someone here in Czechoslovakia wanted to start a third World War. It was fascinating. It was fascinating what people were doing. And there was unbelievable courage».
Source:
Radio Free Europe - http://www.rferl.org/

Czechoslovakia, August 1968. Koudelka positioned a passerby to show the exact time that Soviet troops invaded Prague. Photograph: Josef Koudelka/Magnum

See also:

Special Report - Prague Spring/ Radio Free Europe

L'Europa e le contestazioni - Das Europa und die Proteste
Café Babel

23 aprile 2013

Karl Corino - Robert Musil, Thomas Mann - Ein Dialog





Karl Corino, Robert Musil – Thomas Mann,
Ein Dialog,
Neske, 1971


Il libretto pubblicato dalla casa editrice Neske contribuisce a ricostruire il rapporto tra Thomas Mann e Robert Musil, contrassegnato da una dose di competizione quando non di esplicita insofferenza, soprattutto da parte musiliana. Corino veste i panni di voce narrante e con i suoi commenti s’infila nelle maglie di una corrispondenza fra due ‘non facili’ personalità, invitando il lettore a soffermarsi sui toni e lo stile che si caratterizzano come estremamente fluidi e versatili, secondo le occasioni della scrittura. Di questo dialogo riportiamo un assaggio che ci pare interessante, perché registra l’umore di Robert Musil nei giorni dell’esilio, ospite a Zurigo della pensione Fortuna (curioso e beffardo nomen omen), il quale richiama la vicenda dell’altro più intraprendente esule non così vessato dai problemi economici, che sull'opposta sponda dell’oceano aveva saputo ottenere il favore dell’American Guild for German Cultural Freedom.
Robert Musil ci viene incontro come un perseguitato in cerca di protezioni. Le strettezze in cui si dibatte lo agitano all’inverosimile, esasperando un carattere già di per sé non proprio affabile. Insomma, c’è tutto il Musil polemico ma pure in questa lettera tanto tirata, formale e formalmente lamentosa, c’è anche tutto il grande scrittore che qua e là sferra i suoi colpi, l’uomo colto che non demorde, non rinuncia alla creatività, che racconta volentieri i suoi progetti e volentieri ne fa partecipi i propri estimatori.

(di Claudia Ciardi)


«Est ist psychologisch nicht uninteressant zu verfolgen wie sich der Stil ändert, wenn Musil in der gleichen Angelegenheit an einen Vermittler schreibt. Der demütige Bittstellerton weicht, und an seine Stelle tritt etwas Forderndes, auf Rechtspositionen Pochendes. In einem Konzept an Professor Bernhard Groethuysen vom 13. November 1938 klingt es so: «Ich habe mit Th.[omas] M.[ann] vor seiner Abreise nach Amerika gesprochen u.[nd] er hat mir auch versprochen, sich für mich umzutun. Seither habe ich aber nichts von ihm gehört, außer mittelbar, daß er von den Weltgeschehnissen sehr niederschlagen sein soll. Ich habe ihm trotzdem vor etwa 14 Tagen die Angelegenheit in Erinnerung gebracht, und die Fälligkeit der Antwort läuft jetzt. Ich fürchte, daß er den Kopf zu voll mit sich u.[nd] allem in ihn Hineinkrabbelnden hat und nichts oder wenig tun wird. So leid es mir ist, bitte ich Sie darum doch, [Hubert Prinz zu] Loewenstein [Sekretär der American Guild for German Cultural Freedom] zu schreiben. Er wird M.[ann] zumindest aufmuntern. Es geht ja eigentlich nicht, daß X u[nd] Y. versorgt werden, und ich nicht.
Gestrichen hatte Musil als vorletzten Satz: «Die Situation erinnert mich ein wenig an die Legende vom Dichter, der bei der Teilung der Welt zu spät kam». Er spielte damit auf Schillers Gedicht Die Teilung der Erde an, das Thomas Mann schon 1934 in seinem Gruß an die Schweiz zitiert hatte. Nur deutete jener, der “notorische Villenbesitzer”, den “heirete[n] Tiefsinn der Ballade” kokettierend als “irdische Haus – und Heimatlosigkeit des Poeten”, ja, des Menschen selbst – Musil konnte das nur als blutige Ironie emfinden; er selbst sah seine Situation unter ganz anderen Kategorien:
Schriftstelleineid? Von den Menschen verlassen sein, die Waffen zerbrochen, den Jubel und die Musik hören, die den triumphalen Einzug von Fortunas Liebling begleiten: gilt es denn nicht als tragische Situation?!
Der Dichter in der Pension Fortuna alias Pohl und der Günstling Fortunas, beglückt mit dem Segen von oben (der Freundschaft des amerikanischen Präsidenten) und jenem von unten als Favorit des Publikums: das ist die Konstellation. Während der eine in der Schweiz im “doppelten Exil” lebt, wird der andere “Adoptivsohn” der USA und findet das Leben in der “Verbannung” “angenehm”. Aber von Zeit zu Zeit macht das Haupt der deutschen Emigration dem verarmten “Geistesfürsten”, ganz in dem Sinn, in der mittelalterliche Herrscher “milte” walten ließen, ein königliches Geschenk. Das besänftigt den Groll des Beschenkten momentan, steigert den Gesinnungswandel beinahe zur contritio cordis; als Beleg ein nicht datiertes Brief-Konzept, etwa von November 1938:

L.[ieber] u[nd] v.[erehrter] H.[err] M.[ann!]
Ein solches Zeichen der Zuneigung von Ihnen und Ihrer Gattin zu empfangen – denn unter den jetzigen Verhältinnssen muß das selbst für Sie ein Opfer sein – hat mich mit Glück, aber auch mit Reue erfüllt; wenn sich mein Schicksal, wie ich hoffe, noch zum Bessern wenden kann, wird das immer der feste Stein in dem Morast bleiben, der mir den Tritt hinüber ermöglicht hat. Indem ich von Hoffnung spreche, denke ich freilich auch schon an die Reaktivierung der Guild; denn keine meiner anderen Hoffnungen ist noch ausgebildeter als diese, lauter helle Flecken erst, und wie das so ist, es hängt alles davon ab, daß sich einer und der andere günstig entwickelt.
Es ist mir eine Freude, Ihnen zu erzählen, daß sich darunter auch der Versuch vorfindet, meine Mitarbeit an «Maß und Wert» irgendwie zu beleben. Ich habe kürzlich den ersten Jahrgang teils gelesen, als neue Begegnung viel Gefallen an der Schreib – und Auffassungsweise Ihres Sohnes Golo gefunden, aber auch im ganzen den Eindruck empfangen, daß die Zeitschrift von Anfang an nicht nur vielsprechend, sondern auch viel erfüllend im Geiste ihres Titels geführt worden ist. Daraus ist nun eine persönliche Fühlung mit Ihrem Sohn u.[nd] Dr. Oprecht entstanden, die noch in den Anfängen ist, aber doch wohl dazu führen wird, eine Absicht von mir der Zeitschrift anzupassen, da mir schon längere Zeit ein aphoristich-fragmentarisches Unternehmen im Sinn liegt, von dem das die ernsten Ansätze wären. Genaueres weiß ich noch selbst nicht, weil ich Kopf nicht frei habe, und auch praktisch bin ich im Augenblick noch nicht frei dazu, denn ich muß auf einige Menschen Rücksicht nehmen, die mir helfen, das Unentbehrlichste von meinen Büchern und sonstigem Besitz zu retten (was sich wegen des Geldmangels eben nicht leicht verwirklichen läßt), ehe ich das übrige seinem Schicksal überlasse. Sowohl diesem Räumungsplan als auch dem Abschluß meines Fortsetzungsbandes muß ich also noch einige Wochen Zeit lassen, aber dann hoffe ich hurtiger zu werden.
Diese Sache hängt aber indirekt auch mit Ihrer freundlichen Frage wegen Mme. M.[ayrisch] zusammen. Ich will nämlich das zweifellos schwierige Budget der Zeitschrift nicht durch ein Ausnahmehonorar gefährden, muß aber nach der Erfahrung, die ich früher einmal gemacht habe, doch auch annehmen, daß dessen “ordinäre” Sorte nicht ausreicht, um mir in meiner jetzigen Lage den Zeitaufwand zu gestatten; und so sind Dr. O.[precht] u[nd] ich gerade gestern in einem kurzen Zufallsgespräch, auf den Einfall gekommen, daß er Frau M.[ayrisch], die er ohnehin [?] in nächster Zeit spricht, dieses Honorarprolem als sein Anliegen vortragen wird. Daß er Erfolg haben werde, möchte ich fast bezweifeln, doch muß ich das umso mehr nun abwarten, als […?] ich die Dame erst vor kurzem mit Rücksicht auf meine augenblickliche Lage durch die Vermittlung von Church u[nd] Prof. Groethuysen um die Gefälligkeit ersucht habe, mir den ersten ihrer mir mit Intervallen in Aussicht gestellten Monatsbeiträge, der erst im Jänner fällig ware, schon jetzt zur Verfügung zu stellen, was auch wahrscheinlich geschehen wird. So stehen die Dinge eben leider und ich wäre sehr zufrieden, wenn Fr.[au] M.[ayrisch] zugleich für «Maß und Wert» u[nd] mich ein kleines übriges täte, ohne daß ich es als eine persönliche Gabe auffassen müßte. Ich bin nicht sicher, ob das klug ist, aber es ist nun einmal geschehen und läßt mir im Augenblick nur herzlichen Dank für Ihr freundliches Angebot über!
Dagegen darf ich Sie im gleichen Zusammenhang vielleicht um etwas anderes bitten, das nur die Mühe macht, bei Gelegenheit daran zu denken. Alles würde nähmlich dann sehr erleichtert, mein Leben und meine Mitarbeit, wenn ich Gelegenheit fände, meine geplanten Gedankenabrisse (die zuerst nur einen lockeren Zusammenhang hätten) auch englisch u[nd] amerikanisch zu veröffentlichen. Wenn Sie also auf Zeitschriften, Zeitungen oder Übersetzer stoßen, die sich für mich interessieren könnten, und da ein oder das andere Mal auf mich die Rede bringen möchten, könnte es das Nützlichste stiften, das ich mir überhaupt von der Zukunft erwarten darf. Am Ende kann freilich ein “bei Gelegenheit an etwas Denken” zu den ungebührlichsten Forderungen gehören, die einen Geist zu belasten vermögen; ich will also hizufügen: wenn es sich natürlich ergibt! Und rechne darauf, daß dieses Sich-ergeben im schriftstellerischen Gespräch keine große Seltenheit ist.
Wir haben jetzt einige Wochen in der gleichen Pension mit Ihrer Tochter Monika zugebracht und sie liebgewonnen. Dr. Lanyi ist ein gutter alter Bekannter von mir und ein Mann von bedeutenden Fähigkeiten. Ich freue mich, Ihnen beides sagen zu können. Vorgestern sind sie nach England abgereist.
Ich bitte Sie uns ihrer Gattin herzlich zu empfehlen und bleibe mit vielen Grüßen

Ihr stets ergebener

Robert Musil»


Neske ©
*****

Non è psicologicamente privo di interesse osservare come varia lo stile, quasi che Musil stesse scrivendo per la medesima faccenda a un intermediario. L’accento umile da richiedente retrocede, e al suo posto subentra un che di pretenzioso e di insistente su posizioni estreme. In un abbozzo al Prof. Bernhard Groethuysen del 13 novembre 1938 la cosa suona in questo modo:
«Ho parlato con Thomas Mann prima della sua partenza in America e lui mi ha pure promesso di darsi da fare per me. Da allora però non ho più sentito nulla da lui, tranne, per via indiretta, che dovrebbe essere molto abbattuto dagli accadimenti nel mondo. Gli ho tuttavia rinfrescato la mente circa quattordici giorni fa, e ora i tempi della risposta sono maturi. Temo che lui abbia la testa troppo piena di sé e con tutto quel che vi è dentro vada gattonando e ho paura che farà poco o niente. Mi spiace davvero, nondimeno la prego di scrivere a Loewenstein [Segretario dell’America Guild]. Lui per lo meno spronerà Mann. Alla fin fine non è possibile che x e y siano assistiti, e io no. Musil aveva svolazzato come penultima frase:
«La situazione mi ricorda un po’ la leggenda del poeta che giunse troppo tardi alla divisione del mondo». Alludeva con ciò alla poesia di Schiller La divisione della terra, che Thomas Mann aveva già citato nel 1934 nel suo Saluto alla Svizzera.
Quel testo presupponeva soltanto “il noto proprietario di ville” che giocava con “la serena malinconia della ballata” civettante sul tono di “dimora terrena e ‘mancanza di patria’ del poeta”, sì, dell’uomo stesso – Musil non la poteva considerare solo una totale ironia; lui stesso vedeva la propria situazione sotto tutt’altre categorie:
«Fedeltà all’essere scrittore? Essere abbandonati dagli uomini, spezzare le armi, prestare ascolto al giubilo e alla musica che accompagnano l’ingresso del beniamino della fortuna: non passa alla fine per situazione tragica?!» 
Il poeta della pensione Fortuna alias Pohl e l’eletto della fortuna si felicita con la grazia proveniente dall’alto (l’amicizia del presidente americano) e con ogni benedizione proveniente dal basso in qualità di favorito della clientela: tale è la costellazione. Mentre l’uno vive nel “doppio esilio” della Svizzera, l’altro diviene “figlio adottivo” degli USA e trova gradevole il vivere in esilio. Ma di tanto in tanto il capo dell’emigrazione tedesca all’impoverito “principe dello spirito”, proprio nel senso in cui lasciavano regnare i sovrani medievali “milte” (generosi), fa un dono regale. Il che, mitigato momentaneamente il rancore di colui che ha ricevuto il dono, accresce il voltafaccia politico quasi fino alla “contritio cordis”; come attestazione ecco un abbozzo di lettera non datato, risalente a circa il novembre 1938:


«Caro ed egregio Signor Mann!
Ricevere un tale segno d’affetto da parte sua e della sua consorte – perché nelle attuali circostanze dev’essere perfino un sacrificio per lei – mi ha riempito di gioia ma anche di rimorso; se la mia sorte, come spero, può volgersi ancora al meglio, farà che nel pantano resti sempre dura la pietra che mi ha reso possibile l’attraversamento. Mentre parlo della speranza, naturalmente penso già anche alla riattivazione della Guild [Associazione]; perché nessuna delle altre mie aspettative, ancora, è più nutrita di questa, luminose macchie appena, e quanto all’esito, dipende tutto dal fatto che l’una “e” l’altra si sviluppino favorevolmente.
È per me una gioia raccontarle che, incluso in ciò, s’incontra anche il tentativo di ravvivare in qualche modo la mia collaborazione a «Maß und Wert» [Misura e valore]. Recentemente ho in parte letto la prima annata, come nuovo incontro sono molto compiaciuto del modo di scrivere e della mentalità di suo figlio Golo, ma ho ricevuto nel complesso l’impressione che la rivista sia stata condotta dal principio in maniera molto promettente ma anche soddisfacente nello spirito del suo titolo. Ebbene, da ciò si è sviluppato un rapporto personale con suo figlio e il Dr. Oprecht, che è ancora agli inizi ma porterà, oltre questo, un proposito da parte mia di adattarmi alla rivista, dato che da parecchio tempo tengo a una ‘operazione’ aforistico-frammentaria, di cui questi sarebbero i primi seri accenni.
Di preciso non so ancora perché non ho la testa libera, e pure sul piano pratico al momento non sono libero, perché devo avere riguardo nei confronti di alcune persone che mi aiutano a salvare l’indispensabile per i miei libri e per un ulteriore sostegno (quel che non si può proprio realizzare facilmente a causa della mancanza di denaro), prima che io rimetta il resto al suo destino.
Tanto per questo piano di sgombero quanto per la conclusione del mio “volume a puntate” devo quindi lasciar passare qualche settimana ma dopo spero di divenire più svelto. Ma questa faccenda è pendente anche per via indiretta insieme alla Sua cortese domanda a causa di Madame Mayrisch. Io non voglio infatti compromettere il delicato bilancio della rivista con un onorario speciale, piuttosto per l’esperienza che ho fatto una volta in precedenza, devo supporre che la qualità “ordinaria” di questo non basta a permettermi, nella mia attuale posizione, il dispendio di tempo; e così al dottor Oprecht e a me proprio ieri in un breve discorso casuale ci è venuta l’idea per cui lui prossimamente parlerà comunque alla signora Mayrisch e le esporrà questo problema dell’onorario come sua richiesta. Che lui abbia successo, potrei quasi dubitare, ma tanto più devo ora attendere […?] Solo recentemente con riguardo alla mia attuale posizione attraverso la mediazione della chiesa ho pregato per il favore la signora e il prof. Groethuysen, il primo dei loro sperati contributi destinati a me a scaglioni, il primo sarebbe nel gennaio prossimo, già ora disponibile, cosa che pure verosimilmente accadrà. Così le cose sono messe proprio male ma io sarei molto felice se la signora  Mayrisch lasciasse a un tempo per «Maß und Wert» e per me un piccolo fondo, senza che io debba intenderlo come un compenso ad personam. 
Non sono sicuro che sia saggio ma quel che è fatto è fatto e al momento mi sentirei di rivolgere soltanto un grazie di cuore alla Sua amichevole offerta.
Per contro nella stessa circostanza potrei forse disturbarla in relazione a qualcos’altro se ha modo di pensarci. Tutto a quel punto sarebbe molto semplificato, la mia vita e la mia collaborazione, se trovassi l’opportunità di pubblicare i miei programmati abbozzi intellettuali (i quali avrebbero inizialmente solo un contesto traballante) anche in inglese e americano. Se Lei si imbattesse in riviste, giornali, traduttori che si potrebbero interessare a me e una volta o l’altra volesse portare il discorso su di me, ciò potrebbe offrirmi il massimo dell’utile che mi permetterei di attendere dal futuro. Infine però un “avendo occasione di pensarci” può far parte delle sconvenientissime richieste che hanno la capacità di opprimere uno spirito; voglio allora aggiungere: se la cosa naturalmente risulta! E conto sul fatto che questo ‘darsi’ nel modo di esprimersi degli scrittori non è una gran rarità. Abbiamo ora trascorso qualche settimana nella stessa pensione insieme a sua figlia Monica e lei si è affezionata. Il Dr. Lanyi è un buon vecchio mio conoscente e un uomo di notevoli doti. Sono contento di poterlo dire di entrambi. Ieri l’altro sono partiti per l’Inghilterra.
La prego di raccomandarci cordialmente alla sua consorte, con molti saluti, suo sempre devoto

Robert Musil»

(traduzione di Claudia Ciardi)



Translations & reviews/ traduzioni e recensioni:

Robert Musil - Narra un soldato/ Ein Soldat erzählt,
di Giuliano Brenna per La Recherche, marzo 2013

Robert Musil, Eine Fliege stirbt: Weltkrieg/ Una mosca muore: guerra mondiale

Narra un soldato - Renzo Brollo per Mangialibri 

Narra un soldato su google books -  directory di Via del Vento/ Ocra gialla



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