Visualizzazione post con etichetta Adda editore. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta Adda editore. Mostra tutti i post

30 novembre 2016

Stéphane Hessel - Indignatevi!




Un librino che si lascia leggere in un soffio e che è stato capace di mobilitare le piazze occidentali appena uscì alla fine del 2010. La crisi economica era iniziata da due anni, ufficialmente si disse con la bufera dei mutui subprime sottoscritti in America e il collasso di Lehman Brothers – lì imparammo che anche le banche possono fallire. Tuttavia segnali di stallo, accompagnati da altri sintomi più o meno manifesti, si erano cominciati a scorgere già qualche anno prima. L’estendersi della disoccupazione giovanile, crescente in Italia ed Europa, ha disegnato una curva progressiva e inarrestabile nell’ultimo decennio. Già ai suoi inizi era inevitabile pensare che ciò avrebbe avuto un impatto serio sugli equilibri interni dei paesi occidentali. Tra attesa e disincanto la pancia dei popoli ha iniziato a smuoversi; la Grecia continua a faticare nella spirale di un debito che bisognerebbe avere il coraggio di discutere una volta per tutte, la Gran Bretagna ha fatto “ciao” all’Europa – anche se è tutto da verificare cosa significherà in pratica “uscita” – e Trump sarà il prossimo inquilino alla Casa Bianca. Un’idea diversa di politica ha iniziato a scardinare certi dogmi su cui il potere si è autoalimentato fino ad oggi: forze antisistema o partiti che hanno voluto mettere in discussione il crisma dell’austerità, l’erosione imposta, e prescritta come necessaria, delle tutele sociali, in una parola la resa passiva di fronte alla compromissione dei diritti di ognuno, in quanto essere umano e cittadino di uno Stato. La posta in gioco, dunque, per i nuovi schieramenti non è più solo la scalata al vertice ma l’intento destinato a maggior durata di ridisegnare la sostanza dell’arte politica e della partecipazione, estesa e realmente rappresentativa, alle decisioni che riguardano la collettività.
A novantatré anni Stéphane Hessel ha voluto rivolgersi ai più giovani perché sentissero sulle loro spalle l’eredità della resistenza e, dunque, la missione di difendere quei valori conquistati col sacrificio di tante donne e uomini generosi, oltre che coraggiosi. L’essenza del discorso è la stessa che Tina Anselmi ha evidenziato in uno dei suoi ultimi interventi: c’è una lotta per la libertà ma c’è anche la lotta necessaria perché questa libertà venga preservata a beneficio delle future generazioni.
Stéphane, nato a Berlino nel 1917 da Franz Hessel, il famoso scrittore e giornalista amico di Walter Benjamin con cui tradusse in tedesco l’opera di Proust, quando descrive la sua vicenda nella resistenza parla di “vita restituita”, intendendo non solo l’essere scampato alla morte, in modo fortunoso e quasi miracoloso a un istante dall’esecuzione per mano del plotone tedesco, ma anche il ritorno a una vita ancora più piena e consapevole, perché passata attraverso scelte radicali che avevano messo in discussione tutto, e dunque appunto anche la cosa più preziosa. Quella fase di lotta e impegno nella causa di liberazione ha orientato l’esistenza di chi vi ha preso parte nel segno di un attivismo irrequieto e propositivo. Hessel sprona quindi i giovani a guardarsi intorno; sebbene infatti non vi sia in apparenza un nemico da battere al fronte, molte sono le minacce che rischiano di assottigliare, se non cancellare, i progressi del secondo dopoguerra. Tali minacce vanno arginate al più presto, affinché il danno non divenga irreparabile, e perciò l’anziano ma energico “resistente” scuote ogni cittadino responsabile a essere vigile, a porre le proprie capacità e sforzi al servizio degli altri e della loro tutela. Insistere in un cammino che tenda a liberare l’essere umano dal timore e dal bisogno, risolvere gli squilibri, non trascurare né tantomeno accrescere il divario, garantire istruzione e un reddito che possa dare opportunità effettive e durevoli di inserimento nella società. L’emarginazione è ciò che deve più di tutto spaventarci, in quanto anticamera di conflitto, rancore, odio, guerra. Dove vi è emarginazione, il diritto arretra, la democrazia cede.   
A volte al cambiamento – un cambiamento insidioso se generico, non declinato, non meditato né condiviso – è preferibile la conservazione. Questa, troppo affrettatamente liquidata come lentezza o inadeguatezza ai tempi, è invece un bastione sicuro da cui difendere la nostra identità e, dunque, i valori libertari che questa identità affermano.

(Di Claudia Ciardi)


Stéphane Hessel,
Indignatevi!,
Add editore, 2011


10 agosto 2015

Aneddoto di Giovanni B. Ramusio sul ritorno dei Polo a Venezia



La grande onda di Kanagawa e monte Fuji sullo sfondo (lett. Sotto un’onda al largo di Kanagawa

xilografia di Hokusai 
pubblicata tra il 1830 e il 1831


«Giunti i Polo a Venezia, intravvenne loro quel medesimo che avvenne ad Ulisse, che, dapoi venti anni tornato da Troia in Itaca sua patria, non fu conosciuto da alcuno. Così questi tre gentiluomini dapoi tanti anni ch’erano stati lontani dalla patria, non furono conosciuti da alcuno de suoi parenti; i quali sicuramente pensavano che fussero già molti anni morti, perché così anche la fama era venuta. Si trovavan questi gentiluomini per la lunghezza e sconci del viaggio, e per le molte fatiche e travagli dell’animo, tutti tramutati nella effigie, che rappresentava un non so che del Tartaro nel volto, e nel parlare, avendosi quasi dimenticata la lingua veneziana. Li vestimenti loro erano tristi e fatti di panni grossi, al modo de Tartari. Andarono alla casa loro, la qual era in questa città nella contrada di S. Gio. Crisostomo, come ancora oggidì [1553] si può vedere, che a quel tempo era un bellissimo e molto alto palagio. E trovarono che in quella erano entrati alcuni suoi parenti, alli quali ebbero grandissima fatica di dar ad intendere che fussero quelli che erano: perché, vedendoli così trasfigurati nella faccia, e mal in ordine di abiti, non potevano mai credere che fussero quei da Cà Polo, che aveano tenuti tanti e tanti anni per morti. Or questi tre gentiluomini s’immaginarono di far un tratto, col qual in un istesso tempo ricuperassero e la conoscenza de suoi e l’onor di tutta la città, che fu in questo modo. Che, invitati molti suoi parenti ad un convito, qual volsero che fusse preparato onoratissimo, e con molta magnificenza nella detta sua casa e, venuta l'ora del sedere a tavola, uscirono fuori di camera, tutti tre vestiti di raso cremosino in veste lunghe, come s’usava in quei tempi, fino in terra. E data l'acqua alle mani, e fatti seder gli altri, spogliatesi le dette vesti, se ne misero altre di damasco cremosino, e le prime di suo ordine furono tagliate a pezzi e divise fra li servitori. Dapoi, mangiate alcune vivande, tornarono di nuovo a vestirsi di velluto cremosino, e posti di nuovo a tavola, le veste seconde furono divise fra li servitori. E in fine del convito il simil fecero di quelle di velluto. Questa cosa fece maravigliare, anzi restar come attoniti tutti gl’invitati. Ma, tolti via li mantili, e fatti andar fuori dalla sala tutti i servitori, messer Marco, come il più giovane, levato dalla tavola, andò in una delle camere, e portò fuori le tre veste di panno grosso tristo, con le quali erano venuti a casa. E quivi, con alcuni coltelli taglienti, cominciarono a discucir alcuni orli e cuciture doppie e cavar fuori gioie preciosissime in gran quantità, cioè rubini, safiri, carboni [gemme], diamanti, smeraldi che in cadauna di dette vesti erano stati cuciti con molto artificio, e in maniera che alcuno non si avaria potuto immaginare che ivi fussero state. Perché, al partir dal gran Cane, tutte le ricchezze che egli aveva loro donate cambiarono in tanti rubini, smeraldi e altre gioie, sapendo certo che, se altrimenti avessero fatto, per sì lungo, difficile ed estremo cammino non saria mai stato possibile che seco avessero potuto portar tanto oro. Or questa dimostrazione di così grande ed infinito tesoro di gioie e pietre preciose, che furono poste sopra la tavola, riempié di nuovo gli astanti di una così fatta maraviglia che restarono come stupidi, e fuori di se stessi. E conobbero veramente ch’erano quegli onorati e valorosi gentiluomini da Cà Polo, di che prima dubitavano, e fecero loro grandissimo onore e riverenzia».



*Colgo l’occasione della pausa estiva per avvisare i lettori che le interviste riprenderanno dopo settembre e non cadranno più mensilmente. Saranno divulgate con maggiore o minore frequenza in base alla disponibilità degli interlocutori. Chiunque desideri intervenire su argomenti che riguardano la società, la comunicazione, la cultura non ai fini di presentare se stesso e la propria opera ma per creare un punto di riflessione di pubblica utilità, è pregato di utilizzare il modulo di contatto. I tempi di risposta non sono molto veloci da parte mia ma ho cercato finora di soddisfare tutte le richieste.
Inoltre, a causa di crescenti impegni sul fronte dello studio e del lavoro, che mi tengono lontana dal computer e non mi permettono di seguire il web con l’intensità che richiederebbe, sono costretta a ridurre la pianificazione dei post. Lo spazio resta aperto ma in alcuni periodi avrà meno aggiornamenti. Ricordo infine che è sempre a disposizione il cospicuo archivio di questo blog che siete invitati a visitare.  

(Di Claudia Ciardi)


Segnalazioni:

 Sulla rivista «Incroci», numero 31, Adda editore, diretta da Lino Angiuli, una prosa autobiografica inedita in Italia della poetessa ebrea tedesca Else Lasker-Schüler. La accompagna un breve saggio che introduce alcuni paralleli tra la poetica schüleriana e quella più o meno coeva del grande svizzero eremita, Robert Walser. 






Su «La Nazione» di Pistoia del 4 luglio 2015 la recensione a cura di Enzo Cabella del racconto inedito di Lou Andreas Salomé, Una notte, pubblicato per la prima volta in Italia da Via del Vento edizioni.   


Powered By Blogger

Claudia Ciardi autrice (LinkedIn)

Claudia Ciardi autrice (Tumblr)

Related Posts Plugin for WordPress, Blogger...