24 febbraio 2020

Chandra Livia Candiani - Vista dalla luna



«Una vaporosa figurina boschiva», così Alida Airaghi in un memorabile incontro con Chandra Livia Candiani, nella primavera del 1986, in Svizzera. Le due potesse non si sarebbero più viste per venticinque anni, ma a riunirle ci ha pensato Giovanna Rosadini, curatrice del volume della “bianca” Nuovi poeti italiani n. 6 (2012). Nel ritratto della curatrice si legge: «Personalità schiva e appartata… è un talento genuino e prolifico… leggerezza è il termine che la contraddistingue. Ci sono, nella serenità e nello spirito compassionevole e lieve della poetessa, una profonda sapienza e saggezza, nutrite di consapevolezza psicanalitica e ricerca religioso-filosofica». I testi presenti nell’antologia einaudiana sono tratti dalle raccolte Versi d’asino, Il sonno della casa, Bevendo il tè con i morti e Pianissimo per non svegliarti.
Livia Candiani, nata a Milano nel 1952 da una famiglia di origini russe, si è convertita al buddhismo, soggiornando per molto tempo in India. Nella casa milanese vive traducendo testi buddhisti, alternando questa attività ai ritiri in un monastero sulle colline del Northumberland, sul confine scozzese. Il suo nome d’arte, “Chandra”, significa “Luna” ed è rivelatore del suo interesse per la meditazione e la spiritualità.
Dopo aver esordito con la pubblicazione di libri di fiabe (Fiabe vegetali, 1984 e Sogni del fiume, 2001), Chandra Livia si è concentrata soprattutto sulla poesia, e nel primo decennio del duemila sono stati pubblicati quattro piccoli volumi, lasciando in gran parte inedita quasi tutta la sua produzione. 

La raccolta Bevendo il tè con i morti risale al 2005, e sarebbe stato impossibile trovarne ora una sola copia se Interlinea non lavesse ridata alle stampe nell’autunno del 2015, perché, come si legge nella prefazione di Vivian Lamarque, «è passato quasi un decennio da allora e quel tè è più vivo che mai». Si tratta del tè che la poetessa divideva con i vivi, fino a quando non si è resa conto che nelle vuote parole dei viventi non c’era vera linfa, né la loro presenza faceva sentire meno soli. Per questo ha deciso di fare spazio ai morti, nella sua esistenza e nella sua poesia. Con Einaudi ha recentemente pubblicato tre raccolte La bambina pugile ovvero la precisione dell’amore (2014), Fatti vivo (2017), che contiene i versi composti dal 2006 al 2016, Il silenzio è cosa viva (2018).

Rita Bompadre recensisce per «Margini in/versi» Vista dalla luna (Salani, 2019), che comprende l’omonima raccolta e un’altra, La porta, canto di «un’infanzia sterminata», come dice la poetessa, che fa appello alla capacità visionaria, all’essere «profeti della realtà».       

(Di Claudia Ciardi)


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Vista dalla luna di Chandra Livia Candiani (Salani Editore) è un’invisibile ed impalpabile itinerario intorno alla consapevolezza del mondo rappresentato con la luminosità sotterranea dell’accorata dignità dell’infanzia. La poetessa diffonde la luce attraversando la coscienza dell’intenso vedere oltre e trasportando il bagaglio sentimentale nella materia spirituale e reale, nella trasposizione simbolica di oggetti e di immagini, nell’astrazione di un sentire profondo e vicino ai bambini, percepito con i loro occhi, nel vivo conflitto emotivo. Gli impulsi e le incessanti aritmie del cuore irradiano la sensitività, orientano nell’altrove le sensazioni di ogni vulnerabilità e contro le minacce l’autrice pone empaticamente il suo accento poetico come sostegno e libera la rabbia dell’ignoranza ricambiandola con la saggezza. Lo stile ancorato alle sofferenze e alle speranze esprime la nobile consistenza di chi, esente da colpe ed incapace di concepire il male si affida all’istintiva familiarità dei luoghi e delle persone amate. I bambini con la loro evocativa presenza sono consumati dalla pura discrezione che non trova giustificazione al dichiarato dolore ma che macera ineluttabilmente l’indiscriminata e fredda crudeltà nelle parole, accordate alla scarna attualità. La poetessa intraprende una ricostruzione letteraria decostruita e disarmante, deteriorata dalle alterazioni umane ed il lato oscuro delle cose così come delle persone attanaglia e avvince la verità più crudele. L’unica protezione in funzione di difesa è il sogno, rifugio nella parte migliore di ogni privata conquista dell’anima. L’invito ad intraprendere la via della comprensione è un’esortazione all’indulgenza astratta dalla realtà degli eventi che conduce ad un’esigenza interiore di desiderio di riscatto e di bene. Le sentenze affettive confermano una forza linguistica universale, nell’ingannevole metafora di ogni fiaba apocrifa i bambini sono i profeti dall’autentico significato e, capaci di decifrare gli enigmi degli adulti, interpretano una significazione intima elevando l’incisività dello spirito riflesso contro gli ancestrali richiami dagli abissi di ogni negazione alla sensibilità.



* Selezione di testi a cura di Rita Bompadre


Dorme ai piedi del tuo letto Io
come col padrone il cane
che non gli importa se sia buono
o malvagio ma inflessibile lo vuole
duro agli occhi degli altri,
per sé regale.

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Signora del Suono
concedimi un tempo inutile
per imbandire una tavola
vuota e servire ai convitati
Questo silenzio, non un altro
attimo, ma la fragorosa apertura
proprio di Questo.

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La bambina è blu.
Come le ombre sulla neve.
Conserva le parole in un sacco
buio
apre le parole al vento.
Come una scolara, non vista,
in cortile
parla con l'aria.

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La bambina.
Ogni anno una nuova cicatrice.
Le parole
nel forno
diventavano piume.
Nel forno
entrava un destino
e usciva uno spartito
musicale.

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Non c’è
nel bambino
parola.
Un silenzio
gli dà la mano.
La stringe.
La sboccia.



      
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