Visualizzazione post con etichetta Ponte alle Grazie. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta Ponte alle Grazie. Mostra tutti i post

24 aprile 2018

«Montagne 360» - aprile 2018




In questo numero di aprile non poteva non essere presente una sezione fotografica dedicata al risveglio della primavera in montagna. Gli scatti di Fabio Beconcini, di professione infermiere caposala e iscritto alla sezione Cai di Pontedera, ci guidano con poesia alla scoperta di una natura appartata e di magnetica bellezza. Dalla rara orchidea dei Monti Pisani agli asfodeli del Monte Croce, ai crochi del Matanna sulle Alpi Apuane entriamo in un paesaggio incantato, di certo meno noto rispetto ad altri itinerari più facili da vendere e pubblicizzare, ma perciò ancor più capace di sprigionare un fascino arcaico.


Ampio spazio è quindi dedicato alla letteratura di montagna a partire dall’aggiornamento sullo stato del patrimonio documentario della Biblioteca Nazionale del Cai (Torino). Incontriamo poi nell’intervista a firma di Lorenza Giuliani il percorso narrativo di Antonio Bortoluzzi, scrittore originario del bellunese, il cui ultimo romanzo Paesi alti, ha ottenuto un ampio consenso, vincendo il Premio Gambrinus per la sezione montagna, cultura e civiltà. La scrittura di Bortoluzzi vanta ormai numerosi riconoscimenti in alcune tra le più importanti rassegne italiane – finalista al Premio Cortina d’Ampezzo 2016, vincitore del Dolomiti Awards 2016, finalista per due edizioni al Premio Italo Calvino – è attualmente membro accademico del Gism (Gruppo italiano scrittori di montagna).

Prosegue l’omaggio a Bianca di Beaco, voce femminile dell’alpinismo, scrittrice, geologa, donna animata da moltissimi interessi culturali e soprattutto da un’umanità che ha saputo trasfondere nelle sue numerose attività legate alla montagna. Se ne ricorda il messaggio in queste sue parole: «Alpinista sì, ma nel senso che vado a farmi abbracciare dai monti, vado ad abbracciare gli alberi, vado per i prati… È un alpinismo strano: quando mi domandano “che attività hai fatto?”, io in genere non lo so; o meglio lo so per ricordi, sensazioni, emozioni, più che per le salite, tant’è vero che queste non le ho mai segnate: non ho mai avuto uno spirito dell’attività, ancor meno della ricerca di primati».
Di questi “sentimenti verticali” ci parla anche la collana “Passi”, frutto della collaborazione del Cai con l’editore Ponte alle Grazie, ora al terzo volume in uscita, che con la Montagna vivente divulga in Italia il diario intimista della scozzese Nan Shepherd (1893-1981). 

Non mancano infine gli approfondimenti legati alla storia della montagna, al clima e alle imprese che si sono avvicendate sulla lunghissima e avventurosa via alle cime. Nel dare notizia di una ripresa intensiva dell’attività vulcanica lungo tutta la cintura di fuoco a partire dallo scorso inverno, si ipotizza un possibile nuovo raffreddamento delle temperature sulla terra. Cosa tutta da verificare e di cui solo il tempo potrà dare conferma. Che una piccola immediata conseguenza sia da registrarsi nelle abbondanti nevicate sulle Alpi marittime, condizione durata fino a questa primavera? Proprio di recente una contadina del cuneese commentando il fenomeno dell’innevamento eccezionale mi ha detto: «È cambiato qualcosa». Sesto senso dei montanari? È un fatto che le eruzioni influiscano su dinamiche e composizione dell’atmosfera. Nel 1815 l’eruzione del vulcano Tambora provocò il cosiddetto “anno senza estate” al quale seguì un calo delle temperature e una vera e propria piccola glaciazione. In precedenza qualcosa di simile, e con effetti ancor più estesi, avvenne tra il XVI e il XVII secolo. L’irrigidimento del clima a partire dal 1570 è al centro di un libro molto dibattuto fin dalla sua comparsa nel 2017, Il primo inverno del giornalista e saggista tedesco Philipp Blom, ora edito da Marsilio. Contestato da diversi storici del clima che vi hanno ravvisato inesattezze nella descrizione degli eventi atmosferici e cronologie imprecise, è la testimonianza di quanto l’argomento sia al centro di una vivace discussione tra gli addetti ai lavori.
Chiudo segnalando la bella rassegna dedicata alle primitive attrezzature di montagna, all’avventurosa vicenda  della loro messa a punto, una storia fatta di artigiani e gente che aveva voglia di osare. Con le suggestive foto d’epoca del Museo Nazionale della Montagna di Torino si va all’indietro, risalendo alla testimonianza di storici e geografi antichi, da Strabone, passando per Teofane di Mitilene, che a proposito delle guerre contro Mitridate ci descrivono i montanari del Caucaso attrezzati con le prime scarpe chiodate di cui si abbia notizia.
C’è infine da porre l’attenzione su un’importante iniziativa che riguarda lo sviluppo sostenibile. Tracciata nelle sue direttive dall’Onu, in ballo c’è l’attuazione degli obiettivi messi in agenda da questo organismo entro il 2030, chiedendo un impegno sostanziale alle forze politiche e l’orientamento deciso, in Italia e nei paesi aderenti, delle future strategie di governo. Il Cai è membro attivo dell’Alleanza italiana per lo sviluppo sostenibile (Asvis) che attualmente raccoglie centottanta aderenti, costituendo la più grande rete di organizzazioni della Società civile mai creata nel nostro paese.
Desidero divulgare anche qui i dieci punti dell’appello rivolto dall’Asvis alle forze politiche. Si tratta di un impegno che il prossimo governo, al di là delle singole appartenenze di partito, abbia cura di far valere, considerandolo tra le priorità del suo programma:

1. Inserire nella Costituzione il principio dello sviluppo sostenibile, come già fatto da diversi paesi europei.
2. Dare attuazione a una efficace strategia nazionale per lo sviluppo sostenibile orientata al pieno raggiungimento dei 17 obiettivi dell’Agenda 2030, da realizzare con un forte coordinamento della Presidenza del Consiglio.
3. Promuovere la costituzione, all’interno del futuro parlamento, di un intergruppo per lo sviluppo sostenibile.
4. Rispettare gli accordi di Parigi per la lotta ai cambiamenti climatici e ratificare al più presto le convenzioni e i protocolli internazionali già firmati dall’Italia sulle altre tematiche che riguardano lo sviluppo sostenibile.
5. Trasformare il Comitato Interministeriale per la Programmazione Economica (CIPE) in Comitato Interministeriale per lo Sviluppo Sostenibile, così da orientare a questo scopo gli investimenti pubblici.
6. Definire una strategia nazionale per realizzare un’agenda urbana per lo sviluppo sostenibile che si affianchi a quella già esistente per le aree interne, rilanciando il Comitato Interministeriale per le Politiche Urbane.
7. Istituire, nell’ambito della Presidenza del Consiglio, un organismo permanente per la concertazione con la società civile delle politiche a favore della parità di genere.
8. Coinvolgere la Conferenza Unificata per coordinare le azioni a favore dello sviluppo sostenibile di competenza dello Stato, delle Regioni e dei Comuni.
9. Raggiungere entro il 2025 una quota dell’aiuto pubblico allo sviluppo pari allo 0,7% del reddito nazionale lordo, coerentemente con gli impegni assunti dall’Italia di fronte alle Nazioni Unite.
10. Operare affinché l’Unione Europea metta l’impegno per attuare l’agenda 2030 al centro della sua nuova strategia di medio termine.


(Di Claudia Ciardi)       

6 febbraio 2018

Bjorn Berge - Terre scomparse (1840-1970)




Bjorn Berge, architetto originario della Norvegia dov’è nato nel ’54, affianca alla sua attività di progettista impegnato nella ricerca di materiali ecologici al servizio dell’abitare, quella di divulgatore. Ha al suo attivo diverse pubblicazioni, anche se questo volume dedicato alle Terre scomparse è senz’altro la sua opera di maggior richiamo, almeno quella che lo ha portato alla piena notorietà. Pubblicato nel 2016 e tradotto in italiano nel corso del 2017 questo libro si apprezza sia per la peculiarità dell’argomento affrontato – una sorta di caccia al tesoro tra geografie dissolte – sia perché in grado di esercitare sul lettore molteplici suggestioni. Dai vecchi atlanti che ognuno di noi ha sfogliato nella sua infanzia, fantasticando sulle mappe di paesi lontani e mandando a mente il disegno delle bandiere nazionali, a certi almanacchi che cumulano fatti salienti e altre curiosità con la destrezza di chi sa catturare l’attenzione altrui. Direi che la versione italiana riesce a trasmettere al meglio ognuno di questi sapori, anche grazie al bel lavoro grafico che contribuisce all’aspetto da portolano un po’ vintage del libro.
Coniugando ricerca storica, antropologica e, per ovvia filìa col suo mestiere, precise ricognizioni architettoniche dei luoghi descritti, ma meglio sarebbe dire evocati in quanto non più esistenti sul piano politico, Berge ci conduce in un insolito viaggio intorno al mondo. In apparenza frammenti di paradisi perduti eppure fin troppo spesso incubi coloniali, materializzazione di ogni disagio, fra affaristi rapaci, autorità spregiudicate, colonie penali, sfruttamento della manodopera e progetti fallimentari, si materializza un carosello umano bizzarro e in non pochi casi assai deprimente.
È la grande carovana dell’eterno sogno di conquista, della ricchezza fantasticata in terre lontane abbellite di esotismo e di ogni benessere, l’allegoria dell’evasione, l’utopia di dar vita a regni affrancati da oppressione e altre forme d’ingerenze. Ma, diceva Tucidide, «gli uomini son quello che sono» per cui non sorprende che le cronache di Berge deviino molto spesso nel racconto delle clamorose cadute di coloro che in tali avventure si sono buttati.
Amministrazioni che restano abbarbicate su isole semideserte, guarnigioni sguarnite, operai decimati dalla malaria, e poi ancora gli intrecci tra spionaggio, sperimentazioni atomiche e batteriologiche, la sistematica rapina delle risorse minerarie di un territorio o la sua investitura quale avamposto per il contrabbando e altri traffici giocati sul sottilissimo filo di legalità e illegalità.  In una parola, vanno in scena i tanti volti della guerra, perché in queste vicende sono i conflitti ad alimentare ogni mossa dei suoi protagonisti. Laddove le trattative non funzionano più o qualcosa inizia ad andare storto nei piani di guadagno degli impresari di turno, la regressione è immediata. Armi, violenza, pulizia etnica sono atti ricorrenti in queste frontiere sperdute, e anzi il fatto che si tratti per lo più di insediamenti raggiungibili con difficoltà se non quasi nascosti agli occhi del resto del mondo ha avallato pratiche disinvolte e incoraggiato crimini inconfessabili.  
Uno scambio Germania-Inghilterra con i tedeschi che cedono Zanzibar e gli inglesi che lasciano ai prussiani Heligoland, D’Annunzio che vuole fare di Fiume una sorta di città del sole sorretta dai suoi miti di estetica, poesia, ed eroismo, un sultanato che in barba ai precetti islamici stampa francobolli in cui sono ritratte le ballerine di Degas, giovani nazionalisti che inviano vibranti lettere ai politici di turno raccogliendone puntualmente indifferenza e scherno, temibili criminali di guerra che ottengono vergognosi salvacondotti. È la grande Odissea della varia umanità, scritta su momentanee fantasticherie che finiscono quasi sempre per esaurirsi nelle peggiori bassezze o in aperte perversioni.
L’Italia è presente in ben quattro episodi, dal Regno delle due Sicilie, con cui si apre il volume, alla Reggenza del Carnaro (la citata impresa di Fiume), dalla dimenticata Saseno al Territorio libero di Trieste. Quattro chiavi di lettura che molto raccontano delle turbolenze attraversate dal continente europeo e delle altrettanto durevoli tensioni mediteranee.
Lo studio di Berge si arricchisce, e acquista originalità, anche in virtù della sua eccentrica collezione di francobolli provenienti dalle aree perdute di cui parla. Una storia nella storia, non necessariamente indirizzata agli appassionati di filatelia né a collezionisti incalliti, ma proposta quale archivio di memorie che per tale via rivendica un’esistenza plastica e forse in questo modo più credibile. 


(Di Claudia Ciardi) 






Edizione consultata:

Bjorn Berge, Terre scomparse (1840-1970),
traduzione di Alessandro Storti,
Ponte alle Grazie, 2017



Powered By Blogger

Claudia Ciardi autrice (LinkedIn)

Claudia Ciardi autrice (Tumblr)

Related Posts Plugin for WordPress, Blogger...